Sicilia - Siracusa

La comunicazione tra medico e paziente

di Alba Chiarlone
Psicoterapeuta, psico- oncologa

“Buongiorno, è arrivato il referto della sua biopsia.
E’ positivo”.. “Ah, meno male”.

Invece no, quello che dobbiamo sperare dall’esito di una biopsia è un esito negativo.

Questo, come tanti altri equivoci che si possono generare a causa del linguaggio tecnico della medicina, è un problema che ci colpisce come

persone (tutti siamo stati o potremo essere pazienti) ma anche come cittadini. Da anni, ormai, il Sistema Sanitario Nazionale si sta orientando a superare i tagli lineari indirizzandosi verso una ottimizzazione della spesa pubblica: in questo senso risulta particolarmente grave il dato che in Italia tra i 5% ed il 10 % dell’ intero fondo sanitario nazionale viene sprecato sotto forma di esami non necessari, truffe, ricoveri inutili, terapie non appropriate. In particolare, solo la cattiva comunicazione medico- paziente determina annualmente richieste di risarcimento danni da parte del paziente di fino a 2,5 miliardi di euro, ed i reclami per carenze nella relazione, tendono ad aumentare nel tempo, forse perché aumenta la sensibilità e la consapevolezza dei pazienti. E’ interessante sottolineare che di tutte le cause intentate da pazienti al personale sanitario ospedaliero in meno del 10% dei casi vengono riscontrate effettive responsabilità ed errori tecnici.

Anche la terapia tecnicamente migliore può fallire se non riusciamo a comunicare veramente con chi stiamo cercando di aiutare. Se noi vediamo il percorso di cura come un lungo processo decisionale che parte dalla diagnosi, tanto più precisa quanto più vengano ascoltati e presi in considerazione i sintomi direttamente dal paziente e non esclusivamente dai referti delle analisi, alla decisioni in merito alle scelte terapeutiche, alla gestione degli eventuali effetti collaterali, alla conferma o ridefinizione delle terapie, non possiamo non capire quanto la comunicazione chiara e continua tra medico e paziente, sia fondamentale.

Usare un linguaggio comprensibile, soffermarsi ad ascoltare non è il comportamento del “medico buono” bensì quello del “buon medico” consapevole che la conoscenza di quella persona, prima che di quel malato , seduta di fronte a lui è un aspetto imprescindibile della diagnosi e della cura. Immaginiamoci ora un primo colloquio con uno specialista da cui ci siamo recati, attendiamo una diagnosi con legittima ansia e preoccupazione, e facilmente saremo tesi e confusi. Ecco alcuni consigli per aiutarvi a comunicare con il vostro medico:

  • Avete il diritto di interrompere la conversazione e fare domande se siete confusi: è fondamentale per i pazienti essere parte attiva del processo decisionale. Il Dr. Bernardo Goulart, oncologo scrive su Hutch News Sept. 22, 2016 "Incoraggio i miei pazienti ad interrompere e chiedere l'esatto significato di un messaggio ogni volta che si sentono persi”. Quindi, se non capite qualcosa, parlate e chiedete chiarimenti. Se vi vengono in mente altre domande dopo che il colloquio è finito, chiedete aiuto ad un infermiere o ad un assistente del vostro medico.
  • Un modo prezioso per migliorare la comunicazione è cercare di riprodurre a fine colloquio il messaggio principale che si è ricevuto durante la visita, vale a dire "Allora dottore, sta dicendo che ho un cancro al seno fase 4 e la vostra raccomandazione è  per noi di fare un test genetico e decidere un trattamento basato sul test. E 'questo che sta dicendo?”
  • Non andate soli alla visita. Se possibile, portate con voi un familiare o un amico qualcuno di cui vi fidate e che vi possa sostenere. Spesso durante il colloquio, specie se è un primo appuntamento, ci si può sentire bombardati da informazioni e andare in shock. Avere accanto qualcuno che possa avere una maggiore stabilità emotiva per digerire le informazioni e prendere appunti e aiutarci con le domande è particolarmente importante.
  • Preparatevi per la visita in anticipo, facendo un elenco delle vostre domande e preoccupazioni. Non siate timidi nel portare un elenco con voi e tirar fuori “l’ordine del giorno” all'inizio della visita 'Qui ci sono le cose che voglio parlare'. Aiuterà il medico a gestire meglio il tempo dedicato, concentrando maggiormente l’attenzione su ciò di cui siete davvero preoccupati.
  • Se vi sentite sopraffatti da troppe informazioni tecniche… prendete un respiro e chiedete di interrompere la conversazione per un momento.

Il paziente informato è una persona che vuole prendere parte attiva al proprio processo di cura, sa selezionare con competenza le informazioni veritiere e scientificamente validate, vuole costruire un rapporto di fiducia con il proprio medico. In questo ambito, molte associazioni di pazienti stanno svolgendo un opera capillare, sempre più riconosciuta anche dai medici.

(Parte di questo articolo è stato ispirato da Diane Mapes / Fred Hutch Cancer Research Center su Hutch News Cancer communication break down Sept. 22, 2016 )

Con questo obiettivo, Cna Pensionati Siracusa insieme ad Angolo (associazione nazionale guariti o lungoviventi oncologici) ha dall’anno scorso iniziato un ciclo di incontri tra pazienti e curanti sui temi quali la prevenzione, la nutrizione, la salute nella terza età, il benessere psicologico e l’argomento trattato è stato il tema di un incontro.

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