Lombardia

“Luci e Ombre della Sanità” 

È Il tema trattato dall’Assemblea regionale di CNA Pensionati svolta in modalità videoconferenza alla quale hanno partecipato un rappresentante delle forze politiche che governano la Regione, un rappresentante dell’opposizione, il deputato della Repubblica Bruno Tabacci (già presidente di Regione Lombardia), il presidente e segretario regionale CNA e portato loro testimonianze imprenditori del Consiglio regionale CNA che operano nel settore sanitario.

Qui di seguito la sintesi dell’intervento di Giovanni Bozzini, presidente CNA Cremona, imprenditore servizi socio sanitari territoriali.

“L’assistenza domiciliare di carattere sociale in Lombardia è erogata attraverso oltre 2000 unità d’offerta che, sul totale di 8.292 unità d’offerta sociali totali ad oggi autorizzate rappresentano il 25%.
L’esperienza COVID 19 ci impone una seria riflessione sul futuro delle cure domiciliari. È improcrastinabile un potenziamento dell’assistenza, non solo sanitaria ma anche socio sanitaria e sociale, della persona fragile e della sua famiglia al proprio domicilio.
Nell’immediato futuro si dovrà attivare un comparto di rete territoriale molto forte, coesa a cui affidare tecnologie di telemedicina e tele monitoraggio nonché il potenziamento delle risorse umane (infermieri di comunità assistenti sociali … ). Si dovranno ben definire ruoli e precise responsabilità all'interno della filiera con l’obiettivo della prevenzione e cura a domicilio lasciando l’Ospedalizzazione come ultima ratio.
Tutto quello che può essere organizzato ed erogato sul territorio semplicemente, deve essere fatto.
Venendo alla revisione della Legge regionale 23/2015. 
Puntualizzo revisione come grande occasione  di ripensare e riorganizzare l’assistenza territoriale. 
La grande opportunità data dalla Legge 77/2020 (ex rilancio) consente un forte investimento di risorse per il potenziamento delle cure domiciliari.
Valutando a consuntivo l'assistenza domiciliare integrata che offre prestazioni medico infermieristiche e riabilitative di durata limitata non soddisfa a pieno i bisogni delle persone fragili che necessitano di supporti continuativi nel tempo anche di carattere sociale. È urgente un ripensamento complessivo sul lato sanitario e su quello sociale.
In sostanza si dovrà concepire un modello di cure domiciliari che superi la separazione tra ASST (Aziende Socio Sanitarie Territoriali) e Comuni creando un modello integrato di cure socio sanitarie e sociali. Le cure domiciliari devono rientrare nel quadro dei livelli essenziali di assistenza garantiti nei confronti della popolazione fragile. L’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e il SAD (Servizio Assistenza Domiciliare) dovranno trovare punti di convergenza superando la divisione tra la gratuità dell’ADI e la compartecipazione ai costi dei SAD.
Le cure domiciliari delle ASST e di Comuni oggi raggiungono una quota largamente minoritaria del bisogno potenziale. Si pensi che alcuni studi fanno notare che l’ADI in Regione Lombardia garantisce 12 ore di prestazioni annue pro capite. Addirittura in alcuni piccoli Comuni della nostra Regione con una forte presenza di persone anziane il SAD non è mai stato attivato. In molti Comuni l’incidenza di bilancio per le cure domiciliari SAD è insignificante.
Dobbiamo ridurre la distanza tra bisogni e servizi lavorando sui luoghi fisici e concreti in grado di attivare la presa in carico vera da parte delle istituzioni.
Bisogna coinvolgere e sensibilizzare i medici di medicina generale nelle forme singole o associate e l’insieme delle cure primarie nei confronti delle cure domiciliari che devono essere una grande e ampia opportunità e non un momento episodico.
Vanno realizzati i presidi socio-sanitari territoriali già previsti dalla legge 23 e mai decollati.
Vanno concepite strutture di prossimità come luoghi di facile accesso di facile informazione e con dotazioni informatiche e strumentali.
Bisogna superare il concetto della sola erogazione. Bisogna mettere a disposizione una organizzazione di comunità con figure professionali capaci e motivate in rete che parlano lo stesso linguaggio informatico e che sviluppino una modalità di lavoro in co–progettazione.
In sostanza serve riprogettare i servizi di assistenza domiciliare: visite mediche, prestazioni infermieristiche, somministrazioni farmaci, aiuti di supporto alla domiciliarità nelle sue diverse sfaccettature. Oltre che a un supporto al nucleo familiare spesso fragile anche se in presenza di un’assistente di famiglia.
La vera integrazione si raggiunge se si riesce a creare una nuova governance che faccia sintesi tra due soggetti istituzionali coinvolti: comune e ASST. Iniziare questo tipo di cambiamento in Lombardia richiede una governance condivisa a livello regionale, mentre la presenza di 3 assessorati di riferimento al Welfare al Sociale e alla Famiglia non aiuta l'integrazione.
Chiudo con i servizi domiciliari e le cure primarie.
Nel territorio occorre investire nelle cure primarie. Servono strutture territoriale stabili su cui indirizzare finanziamenti.
I medici di medicina generale devono assumere una funzione di prevenzione diagnosi e presa in carico, anche in regime di telemedicina in collaborazione con gli infermieri di famiglia. Vanno incentivate le forme di aggregazione dei MMG (Medici di Medicina Generale).
Gli investimenti sulla domiciliarità continuano ad essere limitati.
Una seria revisione dei budget che vada oltre la fase emergenziale.
E’ indubbia una progressiva crescita della popolazione anziana che per fortuna campa di più ma con un aumento delle patologie croniche.
Tutto ciò comporta un ripensamento per il quale il legislatore deve porsi alcune domande:

  • di quali servizi sociali avranno bisogno gli anziani nel prossimo futuro in Italia?
  • quali sono le politiche e gli interventi da mettere in campo allo scopo?

In poche parole bisognerà riflettere sulla visione da adottare e gli strumenti necessari da mettere in pratica”.

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