Recovery Fund, Cna Pensionati: “Vigileremo sulla salute degli anziani e per riqualificare il Paese”.

Filippo D’Andrea, Segretario Nazionale di CNA Pensionati, spiega cosa sta succendo in Ue dopo l'accordo di Luglio e come impiegare le nuove risorse che arriveranno

Mentre il Pil nel secondo trimestre 2020 fa registrare il valore più basso mai avuto dal 1995 toccando un meno 12,4%, gli occhi degli osservatori economici sono rivolti all’unico salvagente che ci è dato al momento di poter afferrare: il Recovery Fund. Ovvero il Piano di aiuti a sostegno delle economie europee, piegate dall’emergenza Coronavirus.

Si tratta di 750 miliardi, stanziati a chiusura dell’ultima estenuante trattativa dello scorso luglio fra tutti i Paesi appartenenti all’UE, rimodulati con una ripartizione diversa da quella ipotizzata nei mesi precedenti fra sussidi e prestiti. Per venire incontro alle richieste dei Paesi frugali, infatti, i sussidi sono scesi da 500 mld a 390 mld, mentre i prestiti sono passati da 250 mld a 360 mld.

Al nostro Paese, tuttavia, è stata assegnata una fetta consistente di queste risorse proprio perché esso è stato uno di quelli più duramente colpiti dalla pandemia e sottoposto al lockdown più duro e lungo. All’Italia, dunque, è andata la porzione maggiore del Piano di aiuti, 30 miliardi in più, per un totale di 208,8 così ripartiti: 81,4 mld in sussidi a fondo perduto, leggermente meno rispetto al piano originario; 127,4 mld di prestiti, 36 in più di quanto stabilito in precedenza (ma attenzione, si tratta di prestiti da restituire a tassi molto bassi e a condizioni agevolate).

Tutto bene dunque? I giudizi sono stati da parte di tutti piuttosto positivi, anche se ora ci attende una ‘messa a terra’ delle strategie di aiuto, ovvero la costruzione di un Piano di ripresa mirato e efficace che non disperda in mille rivoli queste risorse o peggio le sprechi. Obiettivo: far riprendere il Paese dopo una mazzata senza precedenti ma anche cogliere l’occasione per fare quegli interventi strutturali che attendiamo da tanto tempo e che tarpavano le ali alla nostra crescita economica.

Anche il nostro è un giudizio sostanzialmente positivo – commenta Filippo D’Andrea segretario nazionale di CNA Pensionati – se non ci fosse questo ombrello europeo, insieme all’azione della Banca centrale europea, la situazione sarebbe più disastrosa di quanto percepiamo oggi. Abbiamo ottenuto circa 209 miliardi, una cifra davvero consistente. Questa, però, è una grande occasione anche per tarare gli interventi Ue verso il futuro demografico dell’Unione. In un continente che invecchia bisogna sostenere la Silver economy e, a casa nostra, mettere mano con decisione a una rifondazione del Sistema sanitario nazionale”.

“Lo avevamo già detto prima della pandemia, durante la nostra Assemblea annuale, al Ministro della salute Roberto Speranza – continua D’Andrea - occorre investire di più e efficacemente nella medicina territoriale, in assistenza domiciliare, potenziare gli ospedali anche di prossimità e aumentare investimenti in infrastrutture e personale sanitario, dal momento che mancano e mancheranno sempre di più medici e infermieri”.

“Ecco perché - ha insistito il segretario nazionale di CNA Pensionati – oltre ai soldi del Recovery Fund a nostro avviso serve anche il tanto criticato Mes, che ci consentirebbe di mettere mano, a condizioni vantaggiose, a questi importanti interventi sul nostro sistema sanitario”.

“L’Ue oggi esce rafforzata – aggiunge D’Andrea - si tratta di un avvenimento di portata storica perché per la prima volta si sono ampliate le competenze comunitarie socializzando il debito. Un avvenimento che segna un percorso positivo da completare anche con una integrazione dei regimi fiscali che attualmente non c’è”.

CNA Pensionati - ha concluso il Segretario nazionale - presidierà tutte le decisioni che riguardano gli anziani, non solo per vigilare sugli ulteriori sgradevoli effetti che potrebbero ripresentarsi con una recrudescenza della Pandemia, ma anche per assicurare una vera e efficace riqualificazione del Paese”.

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