Recovery Fund: Europa più forte, occasione da cogliere

Tra tante luci e qualche ombra, l’UE ha fatto squadra per superare la crisi causata dal Covid-19 ma quella che ci troviamo di fronte è una grande sfida. Intervista con Claudio Cappellini, Responsabile delle Politiche Comunitarie CNA

 

Da una crisi inattesa e violenta possono scaturire grandi opportunità. È una massima sempre valida che si adatta bene a descrivere lo scenario attuale nell’Europa post emergenza Covid-19 che ha visto i paesi del Vecchio Continente fare squadra comune. Il Recovery Fund, il piano di aiuti a sostegno delle economie più in difficoltà, è la dimostrazione dei risultati raggiunti secondo Claudio Cappellini, Responsabile delle Politiche Comunitarie CNA, ma al tempo stesso uno strumento che impone alle amministrazioni e alle forze sociali di lavorare insieme per farlo funzionare davvero e non far sì che si tratti dell’ennesima occasione mancata: l’Europa ha risposto presente ma deve essere ancora più ambiziosa per essere davvero competitivi.

Con il Covid-19 abbiamo vissuto tutti un momento delicatissimo, trovandoci a fronteggiare un’emergenza inaspettata. Come esce l’Europa da questa fase?
“Sicuramente esce un’Europa rafforzata. L’emergenza Covid-19 ci ha messo davanti la necessità di dare un segnale forte per una sfida senza precedenti. Se l’Europa non avesse fatto fronte comune non saremmo riusciti a superare questo disastro umanitario, sanitario economico e sociale. Esce rafforzata perché è scaturita la consapevolezza che l’Europa delle risposte unilaterali dei governi non avrebbe funzionato: così è stata seguita la strada della ragionevolezza con intese raggiunte anche con delle difficoltà oggettive e la decisione di assumersi le responsabilità”.

Infatti non è stato tutto in discesa, in questo senso c’è ancora molto da costruire?
“Quello che è emerso con chiarezza è che si tratta ancora di un’Europa saldamente nelle mani dei governi. Tra le ombre c’è il fatto che istituzioni come la Commissione Europea e il Parlamento Europeo, pur essendo interlocutori indipendenti, nel loro insieme risultano relativamente indeboliti. Su questo bisogna intervenire, ancora non c’è un’Europa costituente ma vincolata alle decisioni dei singoli paesi che in questa circostanza hanno comunque avuto la prontezza e il buon senso di lavorare in sinergia per mitigare i rischi impegnandosi a cooperare per vincere questa crisi”.

Tra le intese raggiunte il Recovery Fund che però viene descritto in modalità contrastanti dalle diverse parti politiche: chi lo presenta come un’opportunità di rilancio e chi come un vincolo. Dove sta ragionevolmente la realtà?
“Al di là delle polemiche strumentali tra le varie parti politiche, il Recovery Fund è stata una decisione straordinaria e senza precedenti che rappresenta una grande opportunità. Segna una nuova storia da aprire che si differenzi da quanto successo in passato, laddove troppo spesso le nostre regioni non sono riuscite a spendere le risorse dei fondi comunitari. Per il Recovery Fund, questi 750 miliardi tra sussidi a fondo perduto e prestiti, occorre un’Operazione Verità: si tratta di fondi che non dovranno essere spesi in maniera unilaterale per programmi nazionali ma attraverso rapporti di partenariato con imprese e cittadini. Quando parlo di Operazione Verità intendo sottolineare la necessità di chiamare in causa i diversi livelli delle amministrazioni e fare un patto di partenariato con il coinvolgimento delle forze sociali, di realtà come la CNA, delle organizzazioni dei lavoratori per utilizzare queste risorse con obiettivi raggiungibili, un cronoprogramma e un’individuazione precisa delle priorità. Amministrazioni e parti sociali possono fare insieme un buon lavoro insieme solo costruendo nuove forme di collaborazione”.

E a proposito di priorità, passaggio finale sui Servizi Sanitari messi alle corde dal Covid-19 e che potrebbero tornare in difficoltà qualora in autunno e inverno dovesse presentarsi una nuova ondata. C’è una ricetta europea di intervento nel settore salute?
“Si tratta di un altro grande passo in avanti fatto in Europa in questi mesi così difficili. Il bene salute non è più visto soltanto come un tema che attiene il livello nazionale, bensì come bene universale. I meccanismi di protezione europea che prima erano essenzialmente di pertinenza nazionale stanno conoscendo e un’accelerazione potentissima e sono tra le priorità dei programmi che verranno sviluppati. L’epidemia ha spinto l’Europa ad avviare un percorso sempre più incentrato sulla tutela della sanità e dei diritti che potranno essere esercitati indistintamente da tutti i cittadini europei”.

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