CUPLA al Governo: tasse e indicizzazione iniqua pesano sui pensionati più in difficoltà

Poletti: "Alzeremo la no-tax area e le pensioni al minimo già nella Legge di Bilancio 2017. Ragioneremo con il CUPLA per trovare nuove soluzioni a supporto dei pensionati più deboli" 

Estensione della no tax area valida per i lavoratori dipendenti anche ai pensionati e l’aumento delle pensioni minime con uno strumento diverso degli 80 euro già nella prossima Legge di Bilancio. E poi, in prospettiva, una seria riflessione dell’intero meccanismo di rivalutazione delle pensioni e dei criteri di calcolo del paniere di spesa dei consumatori più poveri.

Sono queste le novità annunciate dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti che è intervenuto oggi al Convegno organizzato a Roma dal CUPLA, il Comitato unitario pensionati lavoro autonomo, il quale riunisce otto associazioni (Anap Confartigianato, Anpa Confagricoltura, Anp Cia, 50ePiù Confcommercio, Cna Pensionati, Federpensionati Coldiretti, Fipac Confesercenti, Fnpa Casartigiani). “Anziani attivi, ma cresce il disagio”, questo il titolo dell’evento, occasione in cui le 8 sigle dei pensionati del lavoro autonomo hanno presentato uno studio condotto dal CER, il Centro europeo ricerche, in cui sono stati messi a nudo tutti i limiti del meccanismo di rivalutazione delle pensioni, un sistema penalizzante anche e soprattutto per le pensioni più basse. Al centro dello studio, poi, l’iniquità del sistema di tassazione che finisce per gravare sui pensionati in modo più pesante rispetto ai lavoratori dipendenti di pari reddito.

Un esempio? In base ai calcoli del CER un pensionato con un imponibile annuo di 15 mila euro viene gravato da un’imposta personale maggiore di circa 100 euro al mese rispetto ad un dipendente di pari reddito.

Ma non solo. Lo studio dimostra come, per le pensioni medio basse, al netto del prelievo fiscale, negli ultimi cinque anni ci sia stato un calo del reddito reale di 70 euro al mese. Il potere d'acquisto sarebbe infatti calato del 3% per le pensioni di mille euro al mese e del 4% per quelle di 1.500 euro a causa del drenaggio fiscale. Per le pensioni superiori la perdita raggiungerebbe l'8-9% a causa della parziale indicizzazione che si va a sommare al prelievo fiscale.

A illustrare lo studio è stato il Professor Sergio Ginepri dell’Università degli Studi Roma Tre, mentre Giancarlo Pallanti, Portavoce del CUPLA e Presidente di CNA Pensionati, ha avanzato, nel corso della sua relazione, 4 proposte.

La prima, la più importante, è stata quella di estendere il bonus Irpef di 80 euro anche ai pensionati con un reddito imponibile compreso tra 6,5 e 10 mila euro. Per coloro con un reddito compreso tra 10 e 12 mila euro il godimento sarebbe parziale e progressivamente decrescente. Il costo finanziario del provvedimento sarebbe pari a 2,6 miliardi e coinvolgerebbe 3,2 milioni di pensionati che riceverebbero un beneficio medio annuo di 810 euro.

Un’ipotesi, questa, a cui il Ministro ha subito replicato: "Non abbiamo all'ordine del giorno gli 80 euro sulle pensioni ma stiamo studiando un meccanismo per sostenere gli assegni più bassi. L’obiettivo è il medesimo e lo faremo nella prossima Legge di Bilancio”.

Oltre agli 80 euro, il CUPLA ha chiesto di utilizzare in futuro un indice dei prezzi che rifletta maggiormente le caratteristiche del paniere di spesa dei consumatori poveri, in cui cioè sia adeguatamente ampio il peso di beni alimentari, energetici e sanitari e anche di definire e condividere un sistema di perequazione delle pensioni stabile e in grado di garantire un potere d'acquisto delle pensioni adeguato nel tempo. Una necessità anche questa riconosciuta dal Ministro Poletti che ha promesso al CUPLA: “Ragioneremo insieme. Si tratta di una normativa stratificata nel tempo che però va rivista”.

Ultima proposta del Comitato Unitario del Lavoro Autonomo, infine, è stata quella di adeguare gradualmente agli standard europei gli importi minimi delle pensioni italiane. Il Comitato per i Diritti Sociali del Consiglio europeo ha denunciato infatti la violazione in Italia della Carta Sociale Europea: i minimi pensionistici non devono essere inferiori al 40% del reddito medio nazionale, 650 euro, anziché 502 euro, come ammontano attualmente le pensioni minime. Un gap che potrebbe essere colmato dal governo con gli interventi annunciati da Poletti sulle pensioni più basse.

Il Ministro ha poi elogiato lo studio del CER- CUPLA e lo sforzo delle 8 organizzazioni di avanzare delle proposte congiunte. “Con il vostro lavoro ci avete dato una mano corposa. Prendo oggi l’impegno che il confronto tra di noi continuerà in futuro, perché quando si cerca un obiettivo comune lavorando  insieme il risultato è migliore. Voi costituite un nucleo significativo della società, siete associazioni importanti e rappresentate i pensionati del lavoro autonomo, possiamo quindi provare a ragionare insieme per trovare risposte efficaci ed efficienti ai problemi reali che avete affrontato oggi”. Con un sostanziale “arrivederci a presto”, quindi, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha chiuso il convegno esprimendo “apprezzamento” per i contenuti della relazione e per “il tono, moderato, propositivo, senza le asprezze delle rivendicazioni”. Ha precisato, poi,  che “il tema delle pensioni va inserito in un disegno complessivo”: deve tener conto del quadro europeo e delle necessità di promuovere una crescita robusta, che possa infondere fiducia nei cittadini e avere effetti benefici sugli investimenti e sui consumi.

“Posso assicurarvi, però, che finalmente questo Governo non andrà a prendere soldi ai pensionati com’è stato fatto in passato ogni volta che ce ne fosse bisogno. Il nostro obiettivo – ha concluso - anzi , è quello di assicurare una maggiore equità, aiutare chi sta peggio”. 

 

 

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