Catastrofe terremoto, sofferenza emotiva e stress

Il terremoto che ha colpito il nostro paese nella notte tra il 24 e il 25 agosto ha provocato morte e distruzione, ha cancellato in pochi attimi interi paesi lasciando quelle popolazioni in balia di una disperazione senza fine.

Chi non ha vissuto in prima persona l’esperienza del terremoto può solo immaginare quanto sia terribile veder crollare in un attimo tutta la propria esistenza. Una distruzione totale, materiale e psicologica, che lascia ferite profonde difficili da curare. 

Il terremoto, così come altri disastri che distruggono interi territori, provoca uno stravolgimento della vita reale compromettendo l’equilibrio mentale, emotivo e affettivo.

Il sistema di sicurezze su cui si basa un’intera esistenza viene a mancare e il disorientamento che ne consegue porta a sperimentare sentimenti d’irrealtà.

Nei casi in cui a tutto ciò si aggiunge la perdita di persone care, amici o parenti, la destabilizzazione raggiunge punte di estrema gravità.  

La reazione a traumi di questa intensità è tale da provocare sintomi che possono persistere così a lungo da interferire nella vita quotidiana anche molto tempo dopo l’evento disastroso.  

Psichiatri e psicologi, esperti in patologie legate alle calamità naturali, concordano tutti nel ritenere che l’immediatezza dell’intervento psicologico sulle popolazioni colpite sia il solo mezzo per ridurre, quanto possibile, gli effetti a lungo termine che situazioni così drammatiche comportano.

Sappiamo che non è possibile generalizzare, giacché le reazioni al trauma dipendono da un’infinità di fattori riguardanti sia la storia personale di ognuno, sia la particolare situazione vissuta al momento della tragedia, ma sappiamo altresì come un particolare riguardo deve essere sempre posto nei confronti dei bambini e degli anziani che, solitamente, presentano una maggiore fragilità nella gestione dell’evento drammatico.

In letteratura si distinguono casi clinici definiti “disturbi da stress acuto” e, casi più gravi in cui la diagnosi è classificata in “disturbi post-traumatici da stress”.

Nel primo caso si riscontrano effetti come: intensa paura, sensazioni di perdita di controllo, di distacco e di stordimento. Si possono verificare vuoti di memoria, nel senso di non ricordare ciò che è accaduto al momento del disastro. Sintomi e reazioni che in questo caso possono durare alcuni giorni fino a un massimo di quattro settimane, e che senza un intervento immediato possono peggiorare fino ad arrivare a inquadrarsi nel “disturbo post-traumatico da stress”.  

In questo caso i sintomi non si affievoliscono con il passare del tempo, ma tendono a cronicizzarsi, generando stati d’intensa depressione causata dall’impossibilità o incapacità del soggetto a gestire e controllarne gli effetti sulla vita quotidiana.

I soggetti più a rischio, come accennato in precedenza, sono i bambini e gli anziani, ma se per i bambini un intervento psicoterapico in collaborazione con genitori e insegnanti può permettere una migliore risposta psicologica, nel caso dell’anziano ci si trova di fronte a problematiche più complesse a causa della sensazione di perdita delle proprie radici.

Con la distruzione della casa il “senso di perdita” assume aspetti particolarmente dolorosi, cui si aggiunge la consapevolezza di non avere più la forza per ricostruire ciò che si era ottenuto dopo un’intera esistenza. 

L’abbandono della casa per un anziano è in ogni caso un evento destabilizzante e anche in situazioni meno drammatiche del “disastro-terremoto” può generare ansie e depressioni.

L’ingresso in una casa di riposo, per esempio, può disorientare l’anziano proprio per il venir meno delle sicurezze legate al proprio ambiente e per la difficoltà che incontra nell’adattarsi alle nuove condizioni di vita. 

Secondo alcuni studiosi la casa per l’anziano rappresenta un elemento  fondamentale d’identità, abbandonare la propria casa equivale a perdersi come persona. La casa e tutto ciò che la casa contiene; mobili, oggetti, ricordi di una vita costituiscono un solo insieme con il proprio Io e diventano con gli anni punti di riferimento essenziali per continuare a vivere anche quando la salute mostra i cedimenti dell’età. 

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