Benefici della vitamina D per gli anziani

La vitamina D è prodotta dalla pelle che la sintetizza dal precursore 7-deidrocolesterolo grazie all'azione della luce solare. Per produrre la quantità di vitamina D necessaria al nostro organismo sono sufficienti 15 minuti al giorno di esposizione alla luce del sole. 

La vitamina D favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale, l'assorbimento intestinale di fosforo e calcio ed i processi di mineralizzazione dell'osso.

Il rapporto fra tessuto osseo e vitamina D è noto da tempo, da quando  vennero evidenziati i deleteri effetti prodotti dalla mancanza di luce solare sullo scheletro di bambini e adolescenti: il ben noto rachitismo infantile. 

Più recentemente, in conseguenza dell’allungamento della vita media e della scarsa abitudine degli anziani ad esporsi al sole, la prevalenza di carenza di adeguati livelli di vitamina D nel sangue ha portato ad un aumento dei casi di fratture ossee, con conseguenti effetti negativi sulla salute e sulla qualità di vita di molti anziani. 

La vitamina D3 o colecalciferolo, una volta formatasi per effetto dei raggi ultravioletti, subisce una prima reazione a livello del fegato, nel sangue si lega ad una proteina trasportatrice specifica e subisce un’ulteriore reazione a livello renale, con formazione di calcitriolo.

La vitamina D così attivata promuove il riassorbimento di calcio a livello dei reni, dell’intestino e svolge le funzioni sul metabolismo osseo: le conseguenze cliniche sono l’aumento della massa ossea, una migliore qualità dell’osso ed una minore incidenza di fratture.

Gli adulti con deficit severo di vitamina D perdono il contenuto minerale osseo e avvertono dolore alle ossa, debolezza muscolare; alle radiografie si evidenzia osteomalacia, ovvero fragilità ossea. 

L’osteomalacia può essere riscontrata tra i pazienti anziani con diete carenti in vitamina D, soggetti con ridotto assorbimento di vitamina D per chirurgia gastrica o intestinale, pazienti con malattia ossea alluminio–indotta, con malattie del fegato o dei reni (esempio: pazienti dializzati). 

Il trattamento per l’osteomalacia dipende dalla causa sottostante alla malattia e spesso include l’integrazione di vitamina D, gli agenti leganti il fosfato e supplementi di calcio per la prevenzione, ma possono rendersi necessarie terapie farmacologiche, fisiche o riabilitative per il controllo del dolore o un intervento chirurgico ortopedico.

In considerazione della frequente somministrazione di vitamine del gruppo D in associazione a sali di calcio, non è raro osservare nella pratica clinica una scarsa aderenza ai trattamenti a causa degli effetti collaterali, imputabili tuttavia più spesso alla difficile digeribilità del calcio: in questi casi occorre anzitutto valutare il fabbisogno di calcio in relazione all’apporto alimentare ed eventualmente somministrare la vitamina D da sola.

Tra gli alimenti più utili alla formazione di vitamina D ci sono alcuni tipi di pesce (aringa, sgombro, sardine), l'olio di fegato di merluzzo, il burro, i formaggi grassi e le uova. 

Se nei Paesi mediterranei la quantità di radiazioni ultraviolette assorbita è di norma sufficiente a coprire il fabbisogno di vitamina D, chi è meno esposto al sole per condizioni climatiche o abitudini di vita, ha spesso bisogno di un'integrazione.

Per il nostro metabolismo osteoarticolare la vitamina D è senza dubbio fondamentale, ma contribuisce anche al benessere e al corretto funzionamento del cervello e del cuore. 

Persino l’umore è ad essa collegato: la vitamina D, infatti, stimola la produzione di serotonina, l’ormone della felicità. 

Studi recenti segnalano che le vitamine del gruppo D possono ridurre l’insorgenza di malattie autoimmuni: quando i livelli di vitamina D nel sangue sono troppo bassi, infatti, è più probabile che ci si imbatta in patologie come l’artrite reumatoide, il Lupus e il diabete di tipo 1, questo perché viene ostacolato il funzionamento del sistema immunitario che risulta più debole e meno capace di contrastare agenti patogeni esterni.

Il 21 febbraio 2011 è stato pubblicato uno studio nel quale i ricercatori hanno riferito che normali livelli di vitamina D nel sangue possono prevenire o ridurre sensibilmente l'incidenza del cancro al seno, del cancro del colon, la sclerosi multipla.

E’ emerso che è necessaria l'assunzione quotidiana di vitamina D da parte degli adulti di 4.000-8.000 UI per ridurre di circa la metà il rischio delle suddette malattie.

Ciò che possiamo iniziare a fare è cercare di esporci al sole anche durante i mesi invernali, di curare l’alimentazione, in modo equilibrato e privilegiando quegli alimenti che contengono vitamina D in abbondanza, oltre alla pratica di una piacevole attività fisica.

 

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