Il cambiamento più grande

Cambiamenti sociali ed esistenziali

I cambiamenti spaventano comunque e sempre, e in una società dedita alla trasformazione come quella in cui viviamo, bisogna adattarsi per forza. Galimberti in un suo articolo sottolinea come la mancata ciclicità della società attuale, costringa l’anziano ad un ruolo diverso da quello del “saggio” di una volta. La storia che si ripete rende prezioso infatti chi l’ha vissuta, che ha modo di suggerire “i giusti atteggiamenti” da attuare prima di trovarsi in situazioni di cui si è già avuta esperienza. Indubbiamente, nel tempo ciclico della società agricola, l’anziano accumulava una serie di conoscenze soprattutto nel campo lavorativo, e poi le trasmetteva ai giovani. Ma questo appena citato, è soltanto un aspetto della saggezza, che ingloba, sì, l'esperienza, la sapienza, l'educazione emotiva, la razionalità, ma anche qualcosa di più: equilibrio, riflessione ponderatezza, buonsenso, agire responsabilmente. E ciò, in genere, è proprio di chi è avanti negli anni, è una delle caratteristiche dell'età non più giovanile. L’attuale mancanza di prospettiva, di sguardo al futuro, rende lo sviluppo dell’uomo, insicuro, e per questo più ansioso e pericoloso. Per questo la vecchiaia oggi è dura da vivere. La costrizione ad una “giovinezza per sempre”, distacca ancora di più l’anziano dal mondo e dall’avere un significato rispetto al proprio esserci. L'importanza della tecnica oggi fa vivere più a lungo, ma rende la vecchiaia spesso insopportabile, con i suoi continui cambiamenti che i vecchi, gli anziani, in genere, rifiutano.

Cambiamenti nelle relazioni affettive

La senescenza comporta un decadimento delle funzioni del corpo tale per cui l’invecchiamento prevede sempre meno autonomia, fino all’immobilismo, a cui segue la morte. In un quadro sociale come quello descritto, la naturalità va accompagnata. La persona anziana necessita sempre più di un nuovo contesto famigliare disponibile a sostenerlo ed aiutarlo, contesto costruito sulla famiglia di appartenenza ma anche sulle relazioni con amici e vicini che negli anni diventano i sostitutivi di quelli affettivamente più importanti, che nel tempo sono scomparsi (ad esempio i genitori). La condivisione della sensazione di fragilità e inadeguatezza così come lo scambio di passioni e costruzione di nuovi obiettivi, permette di portare avanti relazioni a cui magari si dava poca importanza o verso le quali non ci si impegnava più di tanto. Le necessità dell’anziano dunque richiedono un circondario che possa prendersene cura come quando era bambino. La ricerca di sicurezza affettiva diventa il centro dei suoi comportamenti, per mantenere la serenità di non essere abbandonati in un letto di ospedale o al primo ospizio. La verità è che queste certezze si costruiscono nel tempo e se le relazioni genitori-figli o nonni-nipoti o amici-amici, sono state accrescitive negli anni, queste si manifesteranno anche nella presa in carico dei bisogni altrui, in qualsiasi età.

Il cambiamento più grande

Una sera un anziano capo Cherokee raccontò al nipote la battaglia che avviene dentro l’uomo. Gli disse: "Figlio mio, la battaglia è fra due lupi che vivono dentro di noi. Uno è infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore, senso di inferiorità. L'altro è felicità, amore, speranza, serenità, gentilezza, generosità, verità, compassione". Il piccolo ci pensò su un minuto, poi chiese: "Quale lupo vince?". L'anziano Cherokee rispose semplicemente: "Quello a cui dai da mangiare". 

Il nuovo ruolo dell’anziano nei confronti del mondo è quello di sapersi adattare, senza rinnegare ciò che si è, insegnando a chi viene dopo, come raggiungere la felicità in qualsiasi contesto e all’interno di qualsiasi cambiamento. In ogni trasformazione, nota o sconosciuta, i processi interiori sono sempre gli stessi e sarebbe bello avere qualcuno che abbia il coraggio di guardarli e raccontarli, senza timore di giudizi. Per aiutare a gestire il cambiamento più grande per ogni uomo, quello interiore.

 

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