Noi giovani anziani alle prese col web

La consultazione sui dati Istat relativi all’utilizzo che gli anziani fanno del pc, e in generale della navigazione internet, mostra un incremento rilevante da 10 anni a questa parte. L'80% delle persone con più di 60 anni, ha utilizzato internet almeno una volta. Ma non solo: dal 2007 ad oggi, le persone fino ai 67 anni che utilizzano internet, sono passate dal 10,8 al 22,8%, e quelle fino ai 74 anni, sono balzate dal 5,5 al 9,9%. L’incremento è quindi notevole. Se entrassimo nel dettaglio della ricerca, sarebbe possibile evidenziare che le differenze tra chi utilizza il PC e internet, e chi non lo fa, risiedono nel tipo di condizione affettiva ed economica che il soggetto vive e/o subisce. Una persona contornata da giovani nipoti, figli con cui relazionarsi, interessi di vario tipo, è maggiormente portata ad essere sempre aggiornata, a condividere le forme di comunicazione con la famiglia che glielo richiede. Una persona che vive la propria anzianità in solitudine e senza interessi, e che ha difficoltà a gestire l’economia domestica per mancanza di soldi, sviluppa ahi noi minor interesse per l’utilizzo della tecnologia, perché non viene invogliato e soprattutto perché nessuno si prende la briga di insegnargli qualcosa.  

L’apprendimento migliora l’invecchiamento. Studiare mantiene il cervello in funzione. Vigile, reattivo, riflessivo. Imparare ad utilizzare uno strumento, qualunque esso sia, costringe a concentrarsi e a non disperdere energie, fortifica la sicurezza in se stessi e sviluppa competenza. Se poi questo strumento permette di creare dei documenti o di lavorare su delle immagini, inviare delle considerazioni ad altri interlocutori, direi che vale la pena studiarlo e utilizzarlo. Uno studio pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings sostiene che l’utilizzo del computer migliora le capacità cognitive e mnemoniche degli anziani. Nello specifico è stato osservato che chi utilizza strumenti tecnologici quotidianamente, riduce l’impatto di un declino cognitivo di tipo lieve che colpisce il 37,6% degli anziani sopra i 70 anni. Se poi a questo allenamento mentale, si affianca del movimento delle articolazioni, del corpo in generale, allora si alimenterà un circolo virtuoso per cui l’anzianità verrà vissuta in serenità. Rammento l’intervista di una signora brasiliana che all’età di 70 anni aveva preso ad organizzare grandi eventi pubblicitari per note marche di abbigliamento … “Mi ci sono voluti 69 anni per cominciare l’attività lavorativa che realmente mi dà soddisfazione!”. 

I social, rischi e opportunità. Una delle piaghe del nostro tempo, è la solitudine. Sembra incredibile parlarne nell’era della “comunicazione ovunque”. La realtà però è che dietro la costruzione delle relazioni digitali, si nascondono anziani chiusi tra le quattro mura domestiche, e che non si mettono più in gioco nella relazione reale, fisica. Ciò comporta un utilizzo errato delle tecnologie digitali, perché diventano l’unico modo di affacciarsi sul mondo, e quindi rappresentano un unico punto di vista. Come se ciò non bastasse, il mondo del web è così ampio che bisogna imparare a riconoscere le informazioni reali da quelle inventate ad hoc, e monitorare i rischi di dipendenza. Ci sono però testimonianze di persone che si sono iscritte in gruppi con interessi particolari su internet, e hanno poi organizzato visite, weekend, attività, favorendo quindi gli incontri e la socializzazione. Navigare su internet è anche un modo per dimostrare a se stessi e al mondo, che si è ancora in grado di imparare, che la mente è ancora sveglia. Per un anziano, accendere un pc, navigare su internet, mandare una email o iscriversi a Facebook, è una cosa quasi rivoluzionaria, di sicuro inconsueta e difficile. C’è chi ci prova e soprattutto c’è chi ci riesce in tutto ciò, anche in età molto avanzata. Un mio collega mi raccontava: “Mi viene in mente mio nonno, che a oltre 80 anni e con un ictus alle spalle, ha passato i suoi ultimi giorni di vita a scrivere la sua autobiografia utilizzando uno dei primi personal computer in commercio in Italia. Era il 1988 …”. 

Perché si rifiuta di utilizzare la tecnologia? Il rifiuto, in generale, è l’evidenza di una mancata reale necessità. Ogni persona, quindi anche l’anziano, per decidere di utilizzare o meno un cellulare o un pc, deve prima di tutto vederne l’utilità per se stesso: utilizzare il pc è utile, interessante, mantiene la mente sveglia … si ok, ma a me che ho 75 anni a cosa serve? Qual è il vantaggio che posso trarne? Così come per smettere di fumare ci vuole una motivazione personale importante perché non basta il concetto della salute, allo stesso modo una persona anziana deve individuare la propria motivazione che lo porti a sviluppare interesse per l’uso della tecnologia. 

 

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