Come raccogliere le piante

“Allora Marco, come va, ti annoi qui in campagna?”

“No nonno, questo posto mi piace, ma in città ci sono tante cose che qui mancano o sono difficili da raggiungere.”

“Perché tu cerchi la città in campagna. Ma da queste parti devi cercare altre cose. Domattina ti porto in un posto dove ti sfido ad annoiarti.”

Ma domani devo studiare scienze. Devo fare una ricerca sulle erbe selvatiche.”

“É proprio in tema con quello che volevo farti vedere. Un bosco con tutte le sue meraviglie. Vestiti comodo, scarpe da ginnastica  o meglio ancora scarponcini che coprono le caviglie, per evitare le storte.”

La mattina dopo di buonora.

“Nonno perché hai una borsa di stoffa. Non era meglio portarne una di plastica?”

“No. Se raccogli delle piante, per non danneggiarle è preferibile evitare la plastica. Dentro non c'è ricambio di aria e poi si schiacciano. Un cestino di vimini sarebbe stato ancora meglio. Ma tua nonna non si ricorda dove l'ha messo. Ah le donne!”

Uscirono dal paese e si immersero nel bosco. Era maggio e l'aria fresca del mattino apriva i polmoni come una carezza. La luce del sole si posava sulle foglie scompigliate dal vento. Quasi per magia gli alberi cominciarono a diradarsi per lasciare il posto a una radura inondata dal sole. Fecero una pausa, sedendo sopra un tronco caduto al suolo. Il nonno scrutava davanti a sé. Marco ne approfittò per addentare un panino con il prosciutto, preparato dalla nonna. Come tutti gli adolescenti era sempre affamato.

“Sai perché ti ho portato qui?” Riprese il nonno. “Perché in questo posto sono sicuro che le piante sono sane. Quando si raccolgono le erbe bisogna essere certi di non trovarsi vicino a fonti di inquinamento. Le fogne, per esempio, gli scarichi industriali, ma anche i campi coltivati.”

“Cosa dici nonno? Ma i campi coltivati...”

“Non sono ancora rimbecillito, stai tranquillo. É per via dei pesticidi, dei fertilizzanti, che si depositano nel terreno e l'avvelenano. E poi è meglio evitare le zone troppo frequentate e dove passano le macchine, ma anche molti sentieri esposti a ogni tipo di inquinamento. Dai bisogni dei cani ai rifiuti che persone incivili abbandonano.”

“Ho capito.” Annuì il ragazzo che ancora masticava.

“Guarda questa piantina senza foglie, con tanti fusti di erba. Sai come si chiama?”

“Non lo immagino nemmeno,”

“Senti il profumo. Forse l'odore ti dice qualcosa.”

“Odora come quei mazzetti che la nonna mette negli armadi, forse lavanda?”

“Risposta esatta. Vedi che non sei proprio digiuno di piante.” Si interruppe come per raccogliere i pensieri. “Sai Marco, gli antichi che per quello che riguarda il mondo vegetale la sapevano lunga trattavano ogni erba come meritava. Ciascuna specie secondo loro aveva una personalità. La lavanda era rilassante, erano convinti che bastasse guardarla per calmarsi, tranquillizzarsi. Dicevano che le persone impulsive, irruente, a contatto con questa pianta si ammorbidiscono.”

“Allora la posso cogliere così quando sono nervoso...”

“Non essere precipitoso, non è ancora il momento. Ogni erba deve essere raccolta nel periodo giusto, quando le proprietà medicinali sono al massimo. Si chiama tempo balsamico. Anche se in alcuni casi è meglio prenderle in altri momenti. Per esempio il nocino che abbiamo assaggiato ieri sera si prepara con le noci ancora verdi.” Continuarono la passeggiata immersi nella magia del bosco.        

“E sai quale è il momento migliore della giornata per la raccolta?”

“Si, lo so. Bisogna aspettare che la rugiada evapori, ma con il sole non ancora alto.”

“Molto bene. Ora guarda qui. C'è un alberello pieno di rughe sul fusto. É un sambuco. Vedi i fiori bianchi riuniti tra loro come se fosse un unico fiore. Questi li puoi raccogliere, ma attenzione, non è il caso di prenderne troppi. Se levi tutti i fiori sarà difficile che avvenga l'impollinazione perché  gli animali non saranno attratti dai fiori e non ci saranno nuovi semi per altre piante. É meglio vedere se ci sono altri esemplari e prendere poco da ognuno. Quando torneremo a casa metteremo tutto appeso a mazzetti, senza lavare nulla. All'ombra e in un posto arieggiato e asciutto.”

“Ma come faccio a riconoscere una pianta dall'altra?”

“Non è facile. Il bosco è un mondo complesso. C'è più vita qui che sulla tangenziale all'ora di punta. Devi scoprirlo piano piano. Libri e internet possono aiutarti, ma fino a un certo punto. Devi entrare in sintonia con il mondo vegetale. Scambiare emozioni, sensazioni. Più le ami e più ti aiuteranno a capirle, riconoscerle.”

Tornato a casa Marco ebbe l'impressione di aver imparato più di quanto avrebbe appreso studiando tutta la mattina chiuso in camera.

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