La connessione virtuosa fra medicina e supporto psicologico nell'anziano

Secondo l'O.M.S. la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia.

Fin dall’antichità, la medicina ha cercato non solo di curare le malattie, ma anche di mantenere la salute.

Per  Seneca la malattia significava sia sofferenza fisica, sia interruzione della felicità e pertanto la malattia in quest’ottica combinava dimensioni fisiche, psicologiche, sociali e mentali, Galeno concepiva la salute come una condizione di armonia o equilibrio e la malattia era considerata come una discordanza delle componenti dell’organismo.

In tempi più recenti, varie discipline hanno portato allo sviluppo di una nuova visione olistica, cioè a 360 gradi, dell’essere umano studiando il rapporto tra mente, emozioni, zone del cervello, sistema endocrino (quello degli ormoni), sistema immunitario e le loro “comunicazioni” chimiche, al fine di dimostrare le loro correlazioni.

Il benessere psicologico sembra avere un ruolo protettivo in molti disturbi della popolazione anziana, come le malattie cardiovascolari o i disturbi cognitivi e della memoria.

Uno studio del 2004 ha messo in luce gli effetti biologici del benessere psicologico negli anziani, evidenziando che livelli elevati di benessere sono associati ad una riduzione del cortisolo salivare, un ormone che viene prodotto in maggiore quantità in presenza di condizioni stressanti e di molecole pro-infiammatorie, spesso implicate in diverse malattie come il diabete, l’aterosclerosi e la sindrome metabolica. Dai risultati si evince inoltre che maggiori livelli di benessere sono associati ad una maggiore durata del sonno REM, rispetto a chi presenta bassi livelli. 

Persone con maggiore “scopo nella vita”, relazioni positive con gli altri e controllo ambientale con stili di vita sani  (fumo, alcool, sedentarietà) tendono a riportare livelli significativamente più bassi di queste sostanze attivanti l’infiammazione.

Altri studi mostrano che quando lo stress diventa cronico e i livelli di adrenalina e noradrenalina rilasciati sono costantemente elevati nell’organismo, si possono alterare altri ormoni contribuendo a far salire la pressione arteriosa e portando alla comparsa di disturbi come ansia e depressione, disturbi gastrointestinali (difficoltà a digerire, dolori addominali) e persino infertilità. Anche il sistema immunitario può risentirne con aumentata suscettibilità a malattie sia infettive sia di altra natura.

Altri studi mostrano come in presenza di alcune malattie, ad esempio tumore della mammella, a parità di fattori di rischio e di cure, il gruppo di donne con profilo psicologico di forte motivazione alla guarigione, mostrava migliori risposte di salute in termini di riduzione di avanzamento della malattia e di mortalità.

Questi ed altri dati scientifici, portano alla progressiva diffusione della figura dello psicologo nei luoghi di cura, ma aggiungerei anche in centri di prevenzione e promozione della salute (comuni, associazioni, ecc...).

Nella terza età, poco abituata all’idea di psicoterapia, i gruppi sono di grande utilità per la conoscenza dei disturbi e per la promozione della migliore modalità di gestione del malessere, per lo scambio di informazioni e il supporto psicologico. I vantaggi del gruppo sono diversi per l’utenza anziana: la possibilità di constatare l’integrità delle proprie competenze sociali e di sperimentare nuove forme di solidarietà tipiche della terza età, alleviando il disagio. 

Un aspetto interessante riguarda il rapporto tra benessere psicologico e deterioramento cognitivo. Ricerche longitudinali hanno mostrato che un elevato livello di motivazione nella vita è associato ad una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer e deterioramento cognitivo lieve in anziani residenti in comunità.

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