Anziani e terapie farmacologiche

Quando la cura aumenta il rischio di ricoveri in ospedale

Dall'analisi dei numeri della sanità italiana emerge il dato che la popolazione è invecchiata, con un proporzionale aumento del numero di malattie croniche e quindi della quantità di farmaci assunti. 

Se, da un lato, l'aumento del numero di anziani rappresenta un indice di miglioramento dei livelli assistenziali socio-sanitari, d'altra parte non è più possibile trascurare il dato dell'aumento degli eventi avversi provocati dalla polifarmacoterapia, con effetti dannosi che vanno dalle reazioni allergiche fino all'aumentato rischio di ricoveri in ospedale, causati dall'assunzione contemporanea di più di 5 farmaci, nei soggetti con più di 60 anni.

Dati recentissimi stimano in oltre 1,5 milioni i ricoveri ospedalieri in Italia dovuti all'eccessivo utilizzo di medicine nella popolazione di soggetti anziani. Intorno ai 65 anni vengono assunti in media almeno 2 medicinali, mentre tra gli 80 e gli 84 anni se ne consumano fino a 7. 

Le cause vanno ricercate nelle caratteristiche proprie dei soggetti anziani, ossia nel fisiologico invecchiamento degli organi deputati all'assorbimento, al metabolismo ed all'eliminazione dei farmaci. Il 50% degli anziani, ad esempio ha una iniziale insufficienza renale, l'attività del fegato può ridursi quindi l'uso di anticoagulanti, benzodiazepine (per l'insonnia) richiedono dosi minori negli anziani,  i livelli di proteine deputate al trasporto dei farmaci possono diminuire per malnutrizione (problemi dentari, gastriti) diete; il rapporto tra muscoli e massa grassa è alterato, inoltre non va dimenticato il problema dell'alcolismo. 

L'Agenzia Italiana del farmaco segnala l'effetto a livello nazionale di tali singoli eventi, ovvero l'aumento progressivo della spesa farmaceutica nazionale totale. 

Dal punto di vista dei singoli individui e delle famiglie, l'avvertimento arriva dagli specialisti ospedalieri e dai medici di famiglia che ricordano che a rimetterci è la salute dei pazienti.

I rischi riguardano l'aumento delle cadute, gli abbassamenti della pressione, effetti sul sistema nervoso come confusione, disturbi della memoria, creando un circolo vizioso provocato dalla somministrazione di nuove terapie utilizzate per la cura dei sintomi da abuso delle prescrizioni farmacologiche.

Non vanno dimenticate che le visite specialistiche, spesso multiple, l'utilizzo di farmaci da banco o di prodotti quali medicine alternative, integratori, fitofarmaci, situazioni che aumentano il rischio di reazioni avverse.

Cosa fare, dunque? Dal punto di vista individuale una sana alimentazione, corretti stili di vita, sospensione del fumo, uso corretto dell’alcool, attività fisica programmata ed adattata, rappresentano talvolta, esse stesse, pratiche con effetti benefici migliori rispetto all'uso di farmaci utilizzati per ridurre, ad esempio, i livelli di colesterolo o per favorire un corretto metabolismo glucidico. E ancora: per ridurre i valori di pressione arteriosa, curare l'insonnia, le malattie osteoarticolari, riducendo l'uso di antiinfiammatori ed antidolorifici, ad esempio, che rappresentano la prima causa di sanguinamento gastroenterico nella popolazione anziana, con aumentata mortalità.

I sistemi sanitari si sono attivati con progetti di de-prescrizione e linee-guida internazionali costruite studiando gli effetti della polifarmacoterapia proprio nella popolazione anziana, fornendo un metodo scientifico di appropriatezza prescrittiva: sono disponibili gli elenchi di farmaci che vanno sospesi, quelli che andrebbero attivati, i farmaci che vanno prescritti per un periodo e poi rivalutati dal medico di famiglia.

Sono attivi, in Italia, centri di riferimenti pronti per applicare sulla popolazione quella pratica medico-infermierisitica e di farmacologia clinica volta alla “riconciliazione” delle terapie del singolo individuo.

E' già dimostrato scientificamente che il controllo periodico, da parte di un gruppo multidisciplinare, delle terapie assunte “veramente” dai soggetti ultra65enni, porta ad una documentata riduzione degli eventi avversi, degli accessi in Pronto soccorso e dei ricoveri.

E' auspicabile che il miglioramento della qualità di vita possa essere un dato che ciascuno potrà percepire e condividere. 

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