L'importanza di non farsi condizionare dalla campagna anti-vaccino

I vaccini sono lo strumento di prevenzione più efficace nei confronti di malattie gravi e a volte mortali e sono l’intervento sanitario a basso costo che più di tutti ha migliorato la salute dell’uomo. 

Ogni minuto nel mondo, i vaccini salvano 5 vite, entro il 2020 eviteranno 25 milioni di morti.

Sfortunatamente non tutte le malattie sono prevenibili ma ad oggi disponiamo di vaccini sicuri ed efficaci per contrastare diverse malattie infettive che non riguardano solamente l’infanzia ma anche gli adulti e gli anziani. Tra queste non dobbiamo pensare di ritrovare solo malattie letali, ma anche condizioni che impattano negativamente sulla qualità di vita come le sindromi influenzali e le polmoniti da pneumococco.

Studi scientifici dimostrano che i vaccini offrono anche applicazioni preventive contro alcuni tumori (epatite B, Papilloma virus).

Dunque come nasce questo diffondersi di paure e pregiudizi?

I fattori che possono influire sulle scelte vaccinali sono di tipo storico, sociale, culturale ed economico, come ad esempio, le teorie complottiste che includono la paura che i vaccini siano introdotti per contribuire agli interessi economici o politici delle case farmaceutiche e dei governi o la convinzione che i vaccini siano utilizzati come strategia per ridurre la popolazione mondiale. Al contrario, le evidenze scientifiche acquisite nel corso di anni hanno dimostrato che le vaccinazioni presentano sia un beneficio diretto per il fatto di essere immunizzati contro una certa malattia, sia un beneficio indiretto derivante dallo stato di immunizzazione generale della popolazione (la cosiddetta immunità di gregge). 

Il determinante più comune della mancata vaccinazione è risultato essere la convinzione che i vaccini non siano sicuri e che contengano componenti pericolosi. 

Il Ministero della Salute nelle valutazioni del 2015 rilevava il diffondersi di falsità riguardanti l’esistenza di una presunta correlazione tra vaccinazioni e insorgere dell’autismo, ipotesi destituita di qualsiasi fondamento scientifico, come è stato più volte dimostrato in molti studi internazionali.

L’assenza di informazioni veritiere porta ad una rappresentazione deformata del possibile rischio, a questo si aggiunga che gli effetti positivi delle campagne vaccinali hanno offuscato, se non addirittura cancellato dalla memoria le conseguenze drammatiche di patologie un tempo diffuse e ricorrenti (si pensi al vaiolo o alla poliomielite). 

La valutazione etica dell’uso di un vaccino muove come per ogni atto medico dall’analisi del rapporto rischi/benefici e dal rispetto dell’autonomia del soggetto da vaccinare, a cui va richiesto il consenso. Facendo riferimento ad un’etica centrata sulla persona, i criteri di analisi sono la difesa della vita fisica, la promozione della salute, il miglioramento della qualità di vita e il rispetto della scelta libera e responsabile da parte del paziente.

Se così non fosse, ovvero se al rischio derivante dalla vaccinazione non corrispondesse un beneficio oggettivo diretto per il soggetto vaccinato e, in secondo luogo, anche un beneficio indiretto per la popolazione, la vaccinazione non potrebbe essere eticamente giustificata. Il beneficio diretto e il beneficio indiretto vanno poi bilanciati con i possibili rischi. Gli elementi che possono aiutare nella quantificazione di questo rischio sono l’evidenza scientifica ed epidemiologica. I vaccini - soprattutto quelli di ultima generazione - presentano, infatti, un buon profilo di sicurezza e tollerabilità, anche se non si può escludere del tutto una quota di effetti collaterali, tali risultati hanno portato a ridimensionare il rischio conseguente alle vaccinazioni se confrontato con il beneficio che se ne può trarre. 

Via via, grazie alla rivoluzione messa in atto dalla Biologia Molecolare e dalle tecniche di manipolazione del Dna, si sono prodotti vaccini sempre più sicuri e con effetti collaterali minori. 

Lo scopo primario delle campagne vaccinali rimane dunque quello di “armonizzare le strategie vaccinali in atto nel Paese, al fine di garantire alla popolazione, indipendentemente dal luogo di residenza, dal reddito o dal livello socio-culturale, i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, intesa sia come strumento di protezione individuale che di prevenzione collettiva, attraverso l’equità nell’accesso a vaccini di elevata qualità, anche sotto il profilo della sicurezza, disponibili nel tempo ed a servizi di immunizzazione di livello eccellente”.

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