La nuova vecchiaia è a 75 anni?

Partiamo con una buona notizia: negli ultimi 40 anni gli italiani hanno guadagnato quasi 10 anni di vita. 

Se nel 1978 l'aspettativa di vita media era di 73,3 anni, oggi gli italiani vivono in media 83,3 anni, anche se con forti differenze regionali. 

Per decenni si è posto a 65 anni il limite di età oltre il quale definire il soggetto anziano, ma dall’autunno scorso la popolazione italiana può considerarsi più giovane: si è ufficialmente anziani dai 75 anni in su. 

La svolta è arrivata dal Congresso Nazionale della Società Italiana di gerontologia e geriatria: "Un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa e un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980". 

Chiunque di noi tornando indietro nel tempo, ricorderà l’aspetto vecchieggiante di parenti e conoscenti che in realtà, anagraficamente, erano poco più che cinquantenni. 

Attualmente l’aspettativa di vita in Italia è di 85 anni per le donne e di 82-83 anni per gli uomini. Si è dunque concordato di alzare il limite formale dell'età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei Paesi con sviluppo avanzato. 

Sport, alimentazione e uno stile di vita corretto ci permettono di essere sempre più longevi e di arrivare ad un’età avanzata in buone condizioni fisiche.

Come definire dunque la vecchiaia? Per invecchiamento si intende il processo attraverso il quale ci si modifica in funzione del tempo.

Se riferito all’uomo, il sinonimo di senescenza  viene impiegato per indicare il complesso delle modificazioni cui l’individuo va incontro nelle sue strutture e nelle sue funzioni in relazione al progredire dell’età.

Le teorie scientifiche di derivazione biologica consideravano l’invecchiamento una necessità ai fini della sopravvivenza, con modificazioni anatomo-funzionali dell’organismo fissate sulla base di una programmazione genetica, quindi con componente ereditaria.

Studi più recenti, dimostrano che i nostri geni non sono un'impronta digitale fissa ed immodificabile. Un essere umano, infatti, è molto più complesso della semplice somma dei propri geni. 

L’alimentazione, le malattie intercorse, l’ambiente in cui si vive, si lavora, tutto ciò che accade quotidianamente nel corso della vita può interagire con l'attività del DNA, a prescindere dalla configurazione genetica con la quale si nasce. 

Ad influire quindi con decisione sarebbero invece gli stili di vita, l’ambiente naturale, la scelta dei propri compagni di vita, la capacità di affrontare gli eventi stressanti. 

La popolazione invecchia, ma gli anziani di oggi sono sempre più indipendenti ed autonomi. Segno che la qualità di vita, il tipo di alimentazione, le cure mediche e l'attività fisica regalano anni di salute modificando i processi di invecchiamento, anche quello cerebrale. 

Rispetto agli altri Paesi, gli italiani dedicano più tempo ai rapporti familiari e sociali e sono un pilastro della società. Oltre ad occuparsi dei figli e dei nipoti, si prendono cura anche degli anziani che hanno bisogno di cure domiciliari. 

Le relazioni sociali, incontrare amici e familiari, andare al cinema, a teatro, ascoltare musica, viaggiare o passeggiare al parco sono fattori che influenzano positivamente la qualità di vita, rallentando l’invecchiamento anche attraverso il potenziamento del sistema immunitario ed il tono dell’umore. 

La grande variabilità con la quale la senescenza si realizza nei diversi soggetti è riconducibile ad una serie di condizioni che interagiscono fra loro e che sono indicate come i fattori dell’invecchiamento, campo di studi che porta buone notizie: le variazioni sono reversibili. 

Se per esempio abbiamo modificato l'attivazione dei nostri geni con un'alimentazione sbagliata, fumando o con un eccesso di stress negativo, possiamo riconvertire in senso positivo il nostro materiale genetico migliorando la dieta quotidiana, privilegiando alimenti di alto valore nutritivo, rinunciando alla nicotina, rilassandoci e rallentando i nostri ritmi. 

Tradizionalmente, per anni il concetto di vecchiaia ha implicato un significato negativo, di perdita, di decadimento, in contrapposizione con il concetto di crescita e maturazione.

Lo spostamento in avanti del limite di età, invece, rappresenta non una semplice definizione fine a se stessa, ma un tentativo di coinvolgerci tutti verso una visione dinamica e moderna del concetto di vecchiaia, dove l’individuo torna protagonista ed artefice della propria storia e del proprio futuro.

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