Il mais, sorgente di vita

Quando Colombo portò dall'America, appena scoperta, una buffa pianta a forma di pannocchia, dalle larghe foglie, nessuno avrebbe immaginato che un giorno sarebbe diventata importante, quasi indispensabile. A ben guardare forse un indizio poteva far presagire un futuro radioso. Il nome del mais nella lingua degli indios Tainos, era “sorgente di vita”.

Pianta che riesce a adattarsi a quasi tutti i climi e molto redditizia. Questo ha contribuito alla sua fortuna un po' dovunque, dalle Americhe all'Europa, all'Asia.

Nel nostro Paese la produzione di granturco si estende per oltre 700 mila ettari e 7 milioni di tonnellate di granella. Siamo grandi consumatori di polenta e pannocchie? La realtà ci dice altro.

I mille usi del mais

In ambito alimentare è praticamente onnipresente negli additivi e la fa da padrone nel cibo per animali. Molto nutriente, energetico e con proprietà ricostituenti il mais è, come abbiamo visto, di facile coltivazione e adattabile ai climi più disparati. Preferito per allevare bovini, maiali e polli destinati alla nostra tavola, rende le loro carni ghiotte e prelibate. Certo, se questi animali  potessero muoversi liberamente e procacciarsi da soli il cibo sarebbe diverso, ma purtroppo sono costretti a restare nei loro recinti, nelle loro stalle, nei loro pollai. Usciranno soltanto per essere uccisi.

Oltre a prosciutti, salami, salsicce e insaccati di ogni tipo il granturco contribuisce in modo indiretto a ricavare latticini e formaggi. Ma non solo. É uno degli ingredienti “occulti” di molti condimenti, sughi, dolciumi, pasticcini e altri prodotti confezionati, spesso sotto il nome di aromi naturali e amidi.

Un discorso a parte merita la polenta. Ancora oggi molto usata nel nord Italia, in Friuli, nel Veneto, ma anche in Lombardia, in Emilia nonché lungo la dorsale appenninica. La polenta è stata per molto tempo il pasto base nell'alimentazione di intere regioni. Prima di conoscere la farina di mais si usavano farro e segale e più tardi il grano saraceno importato dall'oriente. In Corsica la “pulenta” è un piatto tradizionale ma preparato con farina di castagne.

Mais Transgenico

Forse perché è una delle piante più remunerative il mais è oggetto dell'attenzione generale. Incroci, innesti, ibridazione, alla ricerca del maggiore profitto, con incursioni nell'ingegneria genetica, i famosi o.g.m. (organismi geneticamente modificati). La confusione è tanta e per noi poveri mortali è difficile districarsi in un ambito così scivoloso. Proviamo a fare chiarezza. Per esempio incrociare mais bianco e mais giallo è un procedimento che ci permette di mescolare le qualità di due diverse varianti  della stessa pianta. Nascerà un nuovo esemplare ottenuto per normale riproduzione sessuale e somiglierà a entrambi i genitori che trasmetteranno le qualità che più delle altre si sono volute selezionare. Qui ogni cosa avviene naturalmente, seguendo un modo di operare che l'uomo persegue da secoli.

Gli o.g.m. sono una novità del secolo scorso e vietati in molti stati, fra cui l'Italia. Non c'è un normale incrocio fra due varietà, ma c'è l'intervento dell'ingegneria genetica. Si inseriscono dall'esterno degli elementi tipici di altre specie direttamente nel genoma della pianta che si vuole cambiare.

Come si vede, nel caso degli incroci tutto avviene “secondo natura” mentre nel caso degli ogm è l'intervento diretto dell'uomo che modifica arbitrariamente la situazione.

Le critiche agli ogm sono di vario tipo. Prima di tutto morali. É come giocare “al piccolo Dio”, voler ricombinare la vita a proprio piacimento.

Altri più concretamente si concentrano sui risultati dell'ingegneria genetica. I cambiamenti delle piante, dicono, sono funzionali solo ad alcune multinazionali e solo in minima parte ai consumatori. Per non parlare di possibili rischi nel lungo periodo che conosceremo solo in seguito.

Mais come biocarburante

L'uso del granturco non si esaurisce nell'industria alimentare. Una parte considerevole viene trasformata nelle raffinerie per ottenere i biocarburanti. É vero che inquinano molto meno del petrolio e contribuiscono a rendere le nostre città più verdi, ma non sono esenti da giudizi negativi. Per molti trasformare un cibo potenziale in combustibile per automobili è un insulto ai milioni di poveri che potrebbero trarne beneficio. Inoltre il consumo di terreno per farne monoculture sempre più invadenti, riduce ogni giorno di più boschi e pascoli. Uno spreco enorme per un pianeta sempre più a rischio.

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