La salute del pianeta parte dalla nostra tavola

II 25 settembre 2015, le Nazioni Unite hanno approvato “l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” in cui viene superata l’idea che la sostenibilità sia solo una questione ambientale, ma si afferma una visione a 360 gradi di diverse dimensioni dello sviluppo. Tutti i Paesi devono contribuire al miglioramento della sostenibilità indipendentemente dall’essere “sviluppati” o meno.

Ci deve essere un coinvolgimento di tutta la società e tale fine sarà raggiunto perseguendo 17 Obiettivi ai quali è trasversale quello della riduzione degli sprechi alimentari.

Purtroppo la quantità di cibi sprecati nel mondo potrebbe nutrire coloro che oggi soffrono la fame. Lo spreco, non solo costa denaro ma danneggia l’ambiente; in una filiera di produzione può avvenire in tutte le fasi del processo e si verifica sia nel mondo sviluppato sia i paesi in via di sviluppo. 

Ciò comporta l’utilizzo di denaro e fa salire il prezzo dei cibi oltre al fatto che l’impatto ambientale è grave: gli alimenti sprecati emettono ogni anno nell’atmosfera 3 miliardi di tonnellate di gas serra. Si sprecano acqua, energia e spazio, pari al 28% dei terreni agricoli mondiali, per produrre e distribuire cibi che non verranno mai mangiati, mentre i rifiuti alimentari si decompongono e emettono metano, un potente gas serra.

Ci sono differenze nelle varie fasi di produzione nei Paesi in via di sviluppo rispetto agli altri per quanto riguarda la tipologia e la quantità di sprechi che si verificano. Nei primi c’è un maggiore spreco nelle fasi iniziali a causa della scarsità di impianti di refrigerazione e conservazione, perciò i cibi si deteriorano maggiormente, mentre nei paesi sviluppati gran parte dello spreco si verifica verso la fine, perché ci si può permettere di acquistare e buttare più cibo. Inoltre nei paesi in via di sviluppo le limitate risorse agricole, infrastrutture e conoscenza comportano rese minori nella produzione.

Proseguendo nella rassegna dei possibili sprechi, dopo la raccolta e/o macellazione si può verificare una conservazione inadeguata e impianti di refrigerazione scadenti causano il deterioramento di cibo. Per quanto riguarda la fase di lavorazione spesso si gettano cibi in maniera scorretta, oppure i negozi gettano via prodotti non acquistati e perfino quelli che esteticamente non soddisfano i consumatori (per esempio frutta e verdura di forma alterata).

Quest’ultimo aspetto è quello che si verifica maggiormente nei paesi sviluppati dove anche nella fase di consumo si getta via il cibo dopo l’acquisto o perfino dopo la preparazione.

Ognuno di noi nel suo piccolo può ridurre lo spreco: bisognerebbe pianificare i pasti in modo da sapere esattamente le quantità da acquistare e cucinare; congelare i cibi che non vengono consumati repentinamente; recarsi a far la spesa prediligendo il consumo di cibi a chilometro zero e a breve scadenza in modo da essere sicuri di consumarli; comprare alimenti sfusi in modo da gestire al meglio le quantità; acquistare anche quella frutta e verdura di forma strana che altrimenti verrebbero eliminati dai rivenditori; far preparare le “doggy bag” quando non si riesce a terminare una cena al ristorante; trasformare il cibo avanzato in compost per produrre fertilizzanti.

Quest’ultimo accorgimento porterebbe alla produzione di gas emessi da processi fermentativi che potrebbero essere utilizzati per la produzione di energia elettrica. 

Per evitare o ridurre lo spreco legato alla deperibilità degli alimenti (gli alimenti più sprecati sono frutta e verdura, radici e tuberi, che deperiscono e si danneggiano facilmente, seguiti da pesci, crostacei e molluschi, che hanno breve conservabilità. Per la carne lo spreco è ridotto, ma la sua produzione richiede una maggiore estensione di terreno, con distruzione degli habitat naturali, perciò l’impatto ambientale e maggiore) sarebbe sempre meglio informarsi sulla durata di conservazione degli stessi in modo da stoccarli in casa nelle giuste quantità in base alle proprie esigenze e consumi e conservarli nel migliore dei modi.

Un’altra alternativa è quella di riutilizzare i cibi non consumati con le “ricette con gli avanzi” ormai facilmente reperibili in rete.

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