Cibo o farmaco?

Un uomo di 70 anni nel corso della sua vita ingerisce in media 40-50 tonnellate di cibo che può avere ricadute positive o negative sulla sua salute. 

Purtroppo ancora oggi si tende a considerare solo l’aspetto quantitativo del cibo (quante calorie assumiamo?), ma trascuriamo quello più importante che riguarda la qualità di ciò che introduciamo nel nostro corpo.

Il cibo è in grado di modificare il nostro DNA (modulatore epigenetico), le risposte cellulari (produzione di sostanze infiammatorie), stimolare la produzione di ormoni (ad esempio l’insulina) e può risultare un potente farmaco ma anche un potente veleno.

Nell’antica medicina greca Ippocrate sentenziava «Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo». Non da meno anche gli Indiani, Egizi, Cinesi e Sumeri usavano gli alimenti come medicine per curare e prevenire le malattie. 

Le ricerche condotte in ambito della scienza dell’alimentazione hanno portato a maggiori conoscenze e, se inizialmente l'analisi degli alimenti era focalizzata sull'aroma (gusto e tessitura) e sul valore nutrizionale (composizione in carboidrati, lipidi, proteine, acqua, vitamine e sali minerali), ora vi è un crescente interesse su altri componenti che possano avere un ruolo maggiore nel migliorare la salute.

Dal connubio fra i termini “nutrizione” e “farmaceutici” è nato il neologismo “nutraceutici” con cui oggi vengono indicati tutti quei principi nutritivi che si è dimostrato avere un ruolo benefico sulla salute.

Ad esempio dall’olio extra vergine di oliva è possibile ricavare vitamina E e polifenoli utili per la loro azione antiossidante. Dai pomodori, limone, arance, kiwi la vitamina C che migliora la produzione di collagene, il metabolismo, il sistema nervoso e immunitario, funge da antiossidante, riduce la stanchezza e l’affaticamento e accresce l’assorbimento di ferro. L’avena e l’orzo ci forniscono beta-glucani i quali riducono il colesterolo e il glucosio. Il grano ci fornisce la fibra che riduce il gonfiore e aumenta la massa fecale. L’uva, l’avena, lo zenzero, i pomodori e le mandorle apportano melatonina che aiuta il sonno. Il ben noto pesce azzurro ci fornisce DHA (acido docosaesaenoico omega-3) che riduce il colesterolo, migliora la funzione cerebrale, la vista e la funzione cardiaca. I broccoli, i cavolfiori e le olive, con i loro steroli vegetali, riducono il colesterolo. Le uova, il caviale, la soia tramite la colina accelerano il metabolismo dei grassi, riducono gli effetti di omocisteina e migliorano la funzionalità epatica. 

Questi nutraceutici non sono presenti in quantità sufficienti negli alimenti per esplicare la loro azione benefica e per questo devono essere utilizzati come integratori oppure devono essere aggiunti ad altri alimenti. Le quantità necessarie sono disciplinate da Regolamenti Europei (es. Regolamento 432/2012) che specificano i benefici ottenibili dall’uso di tali sostanze.

Lo scopo del loro utilizzo è quello di prevenire malattie croniche, migliorare lo stato di salute, ritardare l’invecchiamento. 

Questi sono solo alcuni dei benefici che possiamo ottenere dal cibo.

Naturalmente non è sufficiente affidarsi solo alla alimentazione per correggere eventuali patologie. Non dimentichiamo anche l’importanza dell’attività fisica. 

I nutraceutici possono essere utili nella prevenzione, ma resta fondamentale il cambiamento dello stile di vita a 360°.

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