Vitamina K: una famiglia di composti utili alla nostra salute

Importanza e effetti sono illustrati dal nostro nutrizionista di Verdetà Luca Lotito

Con il termine “vitamina K” si intendono una serie di composti (vitamina K1 o fillochinone, sintetizzato da vari tipi di piante; vitamina K2 o menachinone, sintetizzato da vari batteri della flora intestinale; MK-4, menachinone a catena corta, meno attivo, presente soprattutto nei prodotti di derivazione animale; MK-7-13, menachinoni a catena più lunga, presenti in prodotti fermentati in particolare derivati dalla soia; vitamina K3 o menadione, molecola sintetica) facenti parti del gruppo delle vitamine liposolubili. É stata scoperta nel 1929 dallo scienziato danese Henrik Dam, il quale osservò che polli sottoposti ad una dieta inadeguata avevano una spiccata tendenza a sviluppare emorragie che miglioravano nel momento in cui venivano somministrate piante ricche di sostanze liposolubili come l’erba medica. Questa sostanza che influiva sulla coagulazione (in danese: Koagulation) fu chiamata vitamina K.

Le maggiori fonti dietetiche di vitamina K1 sono le verdure di colore verde scuro e gli olii vegetali, mentre la vitamina K2 la ritroviamo nelle uova, nel latte e nei suoi derivati, in alimenti fermentati, quali la soia, il miso ed il formaggio Brie.

La vitamina K è utili in diversi processi: in caso di un aumentato rischio emorragico (metrorragia, sanguinamento nasale o gengivale); nel trattamento di morsi di rettili velenosi il cui veleno causa emorragie; stimola l’incorporazione del calcio nelle ossa e nei denti; migliora il diabete di tipo 2; sembra antagonizzare gli effetti metabolici dello stress; rende le arterie più elastiche rimuovendo gli accumuli di calcio; si è dimostrata utile nella prevenzione del danno cerebrale da ictus e per antagonizzare l’invecchiamento; ha una potente azione antinfiammatoria e può essere molto utile in patologie quali l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla; è anche utile per prevenire la calcolosi renale oltre che il decremento senile della fertilità maschile; a livello cutaneo antagonizza la degradazione del collagene con chiaro effetto anti-aging che si manifesta soprattutto con l’uso topico a livello palpebrale; regola una proteina coinvolta con la crescita cellulare, cosa molto utile per prevenire la proliferazione tumorale soprattutto a livello polmonare, prostatico, in caso di leucemia e mieloma, cancro al seno ed al fegato, in particolare la supplementazione appare capace di prolungare la sopravvivenza nei pazienti con epatocarcinoma e di prevenire l’insorgenza di tale patologia nei pazienti con epatite C.

La vitamina K però non è la panacea di tutti i mali e va sempre associata ad una dieta bilanciata e per esplicare al meglio i suoi effetti benefici ha bisogno di essere associata ad altre sostanze quali: la vitamina D per migliorare gli effetti a livello osseo e cardiovascolare; il calcio e magnesio per supportare il benessere osseo; il picnogenolo per prevenire le trombosi venose; la vitamina B3 per potenziare le proprietà anti aterosclerotiche; la vitamina C per le proprietà anti neoplastiche.

Le dosi raccomandate dai LARN di vitamina K sono di circa 140mcg/giorno per gli adulti. Essendo una vitamina liposolubile deve essere assunta con un pasto lipidico per favorirne l’assorbimento.

I suoi benefici sono individuati in ogni età della vita a partire dal primo trimestre di gravidanza fino a dopo i 50 anni quando una corretta integrazione consentirebbe di contrastare la perdita di massa ossea e la calcificazione vascolare.

Bisogna inoltre ricordare che numerosi processi possono interferire con l’assorbimento di vitamina K e quindi risulta essere necessario integrarla nei casi di malassorbimento lipidico, nel corso di terapie anticoagulanti, durante terapie antibiotiche naturalmente sempre sotto stretto controllo medico.

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