Rsa, è ora di cambiare

Giuseppe De Vittorio titolare di Villa Géras parla del nuovo modello che rivoluzionerà le residenze per anziani

Se gli anziani sono stati la categoria più colpita dal Covid-19, la pandemia ha acceso i riflettori anche sulle difficoltà emerse in molte residenze sanitarie assistenziali (Rsa): strutture introdotte in Italia a metà degli anni novanta per garantire l'ospitalità a persone non autosufficienti. In tutta Europa il bilancio dei decessi da Coronavirus nelle residenze per anziani ha mostrato numeri sconcertanti con picchi registrati nel nostro Paese: più di un ospite su cinque delle Rsa di Milano e Lodi (il 22%) ha perso la vita durante il Covid-19 secondo lo studio di Ats Città Metropolitana di Milano. È emersa così la necessità di ripensare un nuovo modello per queste strutture e, più in generale, un nuovo approccio verso la cura degli anziani al di fuori della famiglia soprattutto in un contesto come quello nostrano indirizzato verso un progressivo invecchiamento della popolazione in una situazione dove, già allo stato attuale, abbiamo la popolazione più vecchia d'Europa.

Tra le tante Rsa presenti sul nostro Paese ci sono stati però anche esempi virtuosi, come il caso della casa di riposo Villa Géras a Ferrara. Abbiamo incontrato il titolare della struttura Giuseppe De Vittorio che ci ha concesso questa intervista per raccontarci il suo punto di vista di giovane imprenditore sul campo con uno sguardo rivolto al futuro.

Domanda. Partiamo proprio da quanto successo nei mesi scorsi, dalla situazione drammatica che ha visto coinvolte le Rsa per capire cos'è che non ha funzionato...

Risposta. Durante lo scoppio della pandemia da Covid-19 il principale limite che si è palesato è stato quello inerente alla scarsa tempestività di intervento nell'attenzionare l'utenza più critica: quella degli anziani. Solo il 14 marzo c'è stata un'azione generale: ovvero dopo il decreto per misure che in realtà si sarebbero dovute adottare molto prima. Poi si sono susseguite una serie di criticità pratiche nelle strutture private legate ad una situazione inedita: penso alla difficoltà a reperire i dispositivi di protezione individuale e all'assenza di tamponi per il personale potenziale veicolo di infezione”.

D. Quali sono allora i rimedi per evitare che una situazione del genere si ripeta in futuro e quale ruolo possono rivestire le istituzioni e realtà come CNA e CNA Pensionati?

R. L'intero sistema di assistenza privata si è trovato allo sbaraglio. Qui c'è l'elemento di innovazione a cui stiamo lavorando proprio insieme a CNA: abbiamo creato un gruppo di lavoro costituito da più tipologie di assistenza privata (case famiglia, Rsa, case di riposo per soggetti autosufficienti, non autosufficienti, parzialmente autosufficienti) in modo da istituire una rete che aiuti a fronteggiare sia le emergenze sia la gestione ordinaria in campo assistenziale. A livello locale con CNA stiamo lavorando sodo sperando che si arrivi presto alla creazione di un Protocollo anche a livello nazionale che possa dare linee-guida precise per l'assistenza sanitaria privata. È uno degli interventi di cui c'è urgente bisogno.

D. Chiariti allora i limiti del modello attuale e la strada da percorrere, come può essere ripensato il sistema delle Rsa?

R, Il modello del futuro da proporre è quello che intende superare il concetto classico di casa di riposo. Avendo vissuto l'esperienza da professionista come dipendente in una Rsa ho notato quanto questo mondo fosse ancora legato a stereotipi e modelli antiquati per gli anni in cui siamo oggi. La struttura che gestisco adesso, Villa Géras, è nata nel 2016 proprio per proporre un modello nuovo. L'idea della Rsa che portiamo avanti è quella del futuro: stravolgere il concetto di casa di riposo a cui siamo abituati mettendo al centro del progetto l'anziano. Uno degli scogli più grandi che ancora oggi affrontiamo è superare la percezione talvolta negativa che taluni hanno con l'ingresso nella casa di riposo: va superato il pregiudizio dell'ospizio che ancora tanti anziani hanno solo per sentito dire. La chiave per farlo sarà proporre un'assistenza globale che non sia standardizzata ma con modelli di lavoro personalizzati sulla singola persona.

D. Nel dettaglio, cosa vuole dire mettere l'anziano al centro del progetto?

R. Oltre alla qualità dell'assistenza vuole dire che sarà necessario puntare su un approccio che valorizzi ogni ospite. Nel nostro piccolo lo abbiamo fatto proponendo e promuovendo attività innovative come gite, attività di arte contemporanea, cineforum, avvicinando anziani alla tecnologia già da qualche anno, quando ancora nessuno concepiva l'utilizzo di ipad e tablet per dialogare via skype con i propri parenti. E ancora, una esperienza di cui vado fiero è quella intergenerazionale: a Villa Gèras lo abbiamo fatto portando le testimonianze dirette dei nostri anziani all'interno delle scuole superiori di Ferrara per farli dialogare in prima persona con i ragazzi ricordando loro storie di vita durante il fascismo e la seconda guerra mondiale.

D. Quindi questo sarà il punto centrale: recuperare una dimensione umana. Idea che è alla base anche di alcune formule che stanno nascendo per gli anziani come i condomini solidali e co-housing: forme di vicinato dove coppie e singoli decidono di condividere alcuni spazi e servizi comuni...

R. Sì, sono anche queste soluzioni nuove. Il fine è giusto e l'assistenza del futuro potrebbe indirizzarsi proprio verso l'assistenza a domicilio. Sono strumenti ulteriori da vivere all'interno di un contesto più casalingo che può portare ad ottimi benefici per un target anziano.

D. Nel ringraziarti per la tua disponibilità c'è un ricordo particolare vissuto nei mesi di lockdown che ti porti dietro e vuoi raccontarci?

R. Ce ne sarebbero molti ma il ricordo più emozionante è quello di un video motivazionale che abbiamo realizzato con tutti i dipendenti e soprattutto con tutti gli ospiti di Villa Gèras, ripreso sulla pagina Facebook di CNA Ferrara con più di 80mila visualizzazioni. Mi ha emozionato il fatto che fossero proprio i nostri anziani, i più colpiti dalla pandemia, ad invitare a rispettare le regole e lanciare un messaggio di speranza con il motto #andràtuttobene.

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