Buon funzionamento dell'intestino, la psiche c'entra

L’intestino e gli organi collegati alla digestione ed evacuazione, sono i primi a formarsi durante la vita embrionale. Se l’intestino non funziona a dovere, l’uomo non può espellere le scorie di ciò che gli permette di vivere, il cibo, e ciò genera la morte. È dunque logico comprendere quanto si possa soffrire qualora questi non funzionino correttamente.

La personalità nei periodi di stitichezza. La stipsi è il rallentamento della progressione del contenuto del colon, che deve raggiungere il retto e svuotarlo mediante l'evacuazione. Corrisponde ad un atteggiamento mentale di rigidità, per cui la persona “deve farcela a tutti i costi”, deve “stringere i denti e tener duro” per andare avanti, senza dar via nulla di sé. Lo stitico è spesso percepito come avaro che accumula i suoi preziosi contenuti intestinali come fa con i soldi. In questi periodi sono maggiormente presenti elementi come la cocciutaggine, la chiusura e la diffidenza verso gli altri, la tendenza al controllo. Il “trattenere” caratterizza tutti gli aspetti del comportamento: trattenere le proprie cose, le proprie emozioni, trattenere le persone legandole a sé. Quando il corpo parla in modo così chiaro sarebbe importante porsi la domanda: cosa sto trattenendo? Cosa non voglio lasciare andare?

Stipsi e anzianità. Il legame tra età e stipsi non è tanto dovuto alle trasformazioni fisiche ma a fattori quali ad esempio la scarsa assunzione di liquidi, la dieta povera di fibre, la ridotta mobilità e le modifiche dell’ambiente in cui si vive. Questi cambiamenti avvengono perché il soggetto diventa superficiale rispetto alle esigenze del proprio corpo. Anche i fattori ambientali, come la necessità di rimandare lo stimolo ad evacuare per la ridotta privacy o per la vergogna di chiedere aiuto, contribuiscono al trattenere e quindi all’insorgenza della stipsi. Fattori quali ansia, depressione e deterioramento cognitivo diventano poi aspetti determinanti.

Diarrea e incontinenza fecale. Per diarrea s’intende l’anomala liquidità delle feci, che può essere accompagnata da un cambiamento nella frequenza o nel volume della defecazione. L’incontinenza fecale è la fuoriuscita involontaria, delle feci, che spesso causa ansia, imbarazzo e isolamento. Può impedire gravemente l’attività e la vita sociale delle persone anziane e rappresenta un problema che sovente determina vergogna nel paziente.

Aspetti di personalità dei periodi di incontinenza.  La diarrea rappresenta una condizione di ‘resa’ completa di fronte all’impossibilità di un’azione. Una sorta di rassegnazione disperata che chiede aiuto: “Cosa vuoi ancora da me? Non vedi che non ho più nulla? Sono del tutto svuotato, aiutami!”. Sono prevalenti elementi di depressione mascherata e di desiderio di venire soccorsi. L’evacuazione è espressione di aggressività troppo a lungo trattenuta, che ora si manifesta nel liberarsi violentemente delle feci proiettandole verso l’esterno e sporcandolo. Una metafora di perdita di controllo che è liberatoria e aggressiva insieme, che fa da contrappeso al precedente trattenimento ad oltranza. L’incontinenza nasconde aspetti di irresponsabilità, una sorta di infantilismo: così come i neonati non hanno il controllo delle feci, così l’anziano decide di non essere più responsabile di se stesso.

L’alternanza di stipsi e incontinenza fecale. Il vissuto di chi soffre di disturbi intestinali, è l’essere eccessivamente pressato dalle richieste esterne e affaticato nel soddisfarle, con una costante oscillazione tra tentativi eroici e rabbie represse, speranze e disperazioni. Diarrea, stitichezza e incontinenza spesso si alternano ed evidenziano molti aspetti del carattere comuni a chi soffre di disturbi intestinali. ll più delle volte si tratta di conflitti nell’ambito delle relazioni affettive o sociali, come separazioni, divorzi, rotture di legami o licenziamenti, ma più in generale di situazioni di cambiamento che la persona trova molto difficile accettare.

 

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