Psicologia, la narrazione negativa e ansiogena danneggia la salute degli anziani

Alla vigilia delle feste e ancora in piena pandemia parla la nostra Psicologa Chiara Volpicelli. Con un buon consiglio: no ai pensieri fissi solo in negativo. 

La narrazione può essere riferita a diverse cose: leggenda, mito, fiaba, novella, commedia, dramma, mimo, arte, cinema, teatro, fumetti e alla conversazione. Come afferma Bruner … “la vita stessa è narrazione in quanto storia”. Quando si parla di narrazione quindi, non ci possiamo limitare solo al canale comunicativo verbale, ma ci riferiamo anche a quello scritto, a quello visivo tramite immagine o video. Attraverso la narrazione l’uomo può far conoscere la propria storia, far capire chi è o chi è stato, può presentarsi al mondo. Del resto il diario segreto che forse da bambini molti possedevano, il racconto di qualcosa che si è fatto con tanto di pubblicazione, oggi, sui social di turno, sono la testimonianza di un bisogno primario tutto umano: far sapere che esistiamo.

La narrazione della storia personale genera un’organizzazione del mondo interiore e concede la possibilità di dare un senso alle proprie esperienze passate. La si può definire una creazione narrativa del Sé, una dimensione fondamentale per la costruzione dell’identità soggettiva.

 La narrazione negativa

Non esiste solo una narrazione fatta all’esterno, agli altri, ma anche una interna, a noi stessi: le famose chiacchierate fra sé e sé hanno lo scopo di rileggere gli eventi in modo tale da cucirceli addosso e non farci troppo male, memorizzando solo una parte, la più - o meno- dolorosa per noi.

Capita che questi eventi ci tornino alla mente troppo spesso, dove “troppo” sta per ossessione: ci pensiamo e ripensiamo continuamente. Nel linguaggio tecnico queste si chiamano ruminazioni, un processo cognitivo che mette le manette all’individuo, legandolo, senza lasciargli respiro. Quelle continue preoccupazioni che restano in sottofondo, un evento spiacevole, una discussione con un proprio familiare e quelle parole che non escono dalla nostra testa. Pensieri ripetitivi, caratterizzati da contenuti negativi che producono un effetto sul tono dell’umore della persona. Restano al nostro interno con un’accezione negativa: ci screditiamo, ci offendiamo, ci diciamo che avremmo potuto agire in altri mille modi diversi più consoni. Questo raccontare, continuo e ripetitivo, questa narrazione negativa di sé pone le basi per costruire un Sé difettoso, ostile, riluttante al proprio essere. Si pone l’attenzione su tutto ciò che è andato storto, una sorta di selezione tra i ricordi per soffermarci solo sulle cause e sulle possibili conseguenze negative invece che riporre le energie sulla ricerca di una possibile soluzione. Le conseguenze sono il calo del tono dell’umore e uno stato di inattività.

Strategie anti-ruminazioni per una narrazione funzionale di sé

  • Oggettività: rileggere gli eventi per come sono accaduti realmente senza introdurre interpretazioni della realtà o giudizi.
  • Consapevolezza delle emozioni: come mi sono sentito mentre accadeva quel che accadeva?
  • Effetto: cosa ha scatenato dentro di me e nell’altro, l’emozione che ho sentito?
  • Riflessione su come ho già superato un evento traumatico/stressante: quali altre situazioni simili ho vissuto? Che strategie ho utilizzato per superare quell’evento traumatico?
  • Condivisione: condivido i miei pensieri e le mie emozioni? Divido mai il carico che mi porto sulle spalle?
  • Gratitudine: portare l’attenzione a piccole o grandi gioie o soddisfazioni è uno strumento potentissimo, ci conferisce la possibilità di sperimentare un sentimento di riconoscenza sincero verso le esperienze vissute. Un esercizio utile è pensare a 3 cose positive della prima di andare a letto, ad esempio l’odore del caffè, una torta, uno sguardo complice...
  • Portare l’attenzione al momento presente: ogni qualvolta si presentano pensieri ossessivi, è utile compiere un’azione che permetta di tornare sul presente. Ad esempio se siamo seduti e comincia la ruminazione, alzarci in piedi e fare due passi, chiamare qualcuno, metterci a cucinare o lavorare, insomma uscire dallo stato fisico in cui eravamo nel momento dello start del pensiero ossessivo e interrompere il flusso svegliando il corpo.

Narrare e ri-narrare gli eventi è un bisogno fondamentale dell’essere umano, ma bisogna saperlo fare: utilizzare le parole della narrazione in termini positivi, far ascoltare la propria storia ad un amico che abbia la pazienza e la voglia di ascoltarla, dare significato alla storia relativamente a sè stessi imparando a porsi le giuste domande.

 

“Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo” (Bukowski)

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