Olio di palma

L'ambiguità dell'olio di palma

Giorni fa nella confusione di un supermercato ho notato  una signora dai capelli turchini che discuteva con una più giovane cercando di capire se fra gli ingredienti di una confezione di biscotti c'era anche l'olio di palma. Sapendo quanto sia difficile scovare questo ingrediente nelle etichette, presente in una trentina di nomi diversi, mi sono accorto che alla fine hanno scelto una marca che notoriamente non lo usa.

Negli ultimi tempi sono tanti quelli che boicottano l'olio di palma e questo ha provocato il dietrofront di molte imprese che hanno cominciato a farne a meno.

Perché alcuni  boicottano l'olio di palma    

Gran parte della produzione viene da Indonesia e Malesia. Solo l'anno scorso si è avuta una resa di 70 milioni di tonnellate, con gravi conseguenze per l'ambiente. La distruzione delle foreste tropicali, vero e proprio polmone verde per tutto il mondo, ha generato un grave inquinamento. Come se non bastasse ha costretto i popoli che da sempre vivono in quelle zone in simbiosi con la foresta a cambiare vita. Allo stesso modo ha messo a repentaglio la sopravvivenza di tante specie animali.

Come si ricava l'olio di palma

Da palme con foglie lunghe, a punta. Si ottiene dalla buccia rossa dei frutti. Spremendo i semi si ricava l'olio di palmisto. Si usa in modo massiccio in diversi rami merceologici. In quello alimentare, cibo per animali compreso, nel settore farmaceutico, nella cosmesi e nel biodiesel.

Il perché di tanto successo

Per rispondere a questa domanda basta ricordare quello che succede in ambito alimentare.

Prima di tutto non modifica il gusto. In molti casi chi lo sostituisce con l'olio d'oliva o con quello di girasole ottiene un prodotto con un sapore differente che può disorientare il consumatore abituato a un certo aroma. Poi perché tollera un calore elevato. É facile da lavorare, da trasformare  e si adatta alle situazioni più disparate. Contribuisce a rendere il prodotto più sicuro e aiuta a conservarlo a lungo. Per ultimo, ma non certo di importanza, si deve riconoscere che non è affatto costoso.

Cosmesi

Se nel settore alimentare i termini utilizzati nelle etichette sono poco chiari, è nella cosmesi che la confusione e l'ambiguità sono ai massimi livelli. Unguenti, creme, pomate, contengono quasi sempre olio di palma.

A volte si preferisce “l'olio di palmisto”  ottenuto dalla spremitura dei semi. In molti casi per il consumatore non è semplice capire se un cosmetico contenga o meno olio di palma. I nomi usati nelle confezioni portano fuori strada e a prima vista pare che non abbiano nulla a che vedere con questo prodotto.

Rischi per la salute   

Nella migliore delle ipotesi la quantità di grassi saturi è del 50% (come nel burro) che può salire all'80% nell'olio di palmisto, ricavato dalla spremitura dei semi. Come è noto se la dieta abbonda di grassi saturi costringe il fegato ad aumentare la produzione di colesterolo, provocando a lungo andare gravi rischi per la salute. Con il pericolo di ostruire un'arteria e favorire un attacco cardiaco. I dati scientifici su possibili altri danni alla salute sono contraddittori. Secondo alcuni favorirebbe il sorgere di tumori, altri invece tendono a negare questa possibilità. Consultare le etichette scritte in caratteri talmente ridotti da risultare appena leggibili non aiuta a capire cosa realmente ci sia nel prodotto. Non è facile nemmeno capire se è usato intero o lavorato, suddiviso, frazionato, se ricavato dai frutti o dai semi.

Chi è a favore

Si riconosce che ha un impatto devastante sull'ambiente. Ma ormai il danno è fatto e molte foreste sono state distrutte. Si può cercare di salvare quello che resta. É vero però che questo vegetale ha una resa maggiore rispetto a altri prodotti che potrebbero sostituirlo. Per esempio l'olio d'oliva o di girasole. Un discorso a parte meriterebbe il burro. Con gli stessi contenuti di grassi saturi e un impatto devastante sull'ambiente. E poi come vivrebbero i coltivatori, i braccianti, quelli che lavorano nell'indotto? Dietro l'angolo si intravedono demoni come fame, miseria, disperazione.    

 

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