RSA ancora chiuse nonostante il vaccino, CNA Pensionati: “Non dimentichiamoli”

L’Italia riapre fra mille polemiche e la comprensibile paura di una nuova impennata dei contagi mentre la campagna vaccinale non è ancora così estesa da garantire una protezione davvero soddisfacente.

E mentre il Presidente del Consiglio Mario Draghi chiede proprio agli italiani di collaborare, allentando contemporaneamente i divieti, nelle case di riposo le vittime più fragili di questa epidemia del terzo millennio, quelle più colpite, più esposte, più recluse non sanno ancora quando potranno riabbracciare i loro cari con continuità. Eppure sono vaccinati. Praticamente tutti.

Una inchiesta de ‘La Repubblica’ lo mette a nudo: solo cinque RSA in Trentino hanno riaperto alle visite dei parenti con rigorosi controlli, mentre le altre 7.400 case di cura italiane continuano a comportarsi come dei veri propri bunker. Le direzioni delle RSA si sono inventate le stanze degli abbracci, con tende di cellofan che impediscono di toccarsi, oppure le videochiamate o videocall collettive con i familiari. Ma degli abbracci veri, dei baci, dei discorsi faccia a faccia, anche se magari si è di fronte a un familiare malato di Alzheimer non vi è ancora traccia. E’ vietato. Così da spingere mariti o mogli decisi a non lasciare soli i propri compagni a farsi ricoverare insieme a loro, oppure figli disperati a portarsi a casa i genitori e assumere un badante che controlli questi superfragili, spesso malati, 24 ore su 24.

“E’ un paradosso – denuncia Filippo D’Andrea Segretario Nazionale di CNA Pensionati – gli stessi ospiti esposti un anno fa al virus con pochi controlli che hanno causato stragi annunciate, sono ora isolati da ogni contatto nonostante il vaccino. Tutto questo forse per paura di non saper controllare la situazione ma senza nemmeno provarci”.

Intanto il disagio esplode. La Società italiana di Neurologia per le demenze ha pubblicato su Frontiers of Psychiatry uno studio da cui si capisce che, dopo un solo mese di chiusura delle Rsa (marzo-aprile 2020) alcune forme di demenza sono peggiorate nel 60 per cento di casi. E oggi sono passati più di 12 mesi.

“Purtroppo queste conseguenze collaterali della pandemia non erano evitabili lo scorso anno: avevamo solo il lockdown come arma di difesa. Ma oggi non è più così” – insiste D’Andrea.

“Chi ha riaperto dopo le vaccinazioni seguendo rigorosi controlli sanitari, e l’inchiesta di Repubblica lo testimonia, non ha avuto contagi. Chiediamo allora che questi anziani fragili e le loro famiglie non siano ignorati – conclude – e che siano dettate delle linee guida nazionali, applicabili nelle RSA, in modo tale che si riesca a restituire dignità a persone che non meritano, ancora una volta, di essere dimenticate”.

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