Sanità, effetto Covid: ritardi gravissimi per curare altre patologie

Lombardia, Toscana, Emilia, Lazio. Laddove la sanità pre-Covid eccelleva, soprattutto a livello ospedaliero, oggi curarsi è diventata un’impresa. Lo rivela un’inchiesta pubblicata oggi su Repubblica che fa il giro di quattro regioni italiane dove si rilevano numeri da capogiro. Cifre che e annunciano, data la mancata prevenzione, un effetto devastante di rimbalzo sulle malattie croniche e oncologiche.

Lombardia

Meno 32% per le prime visite ( -1.547.103), del 30% delle visite di controllo (-2.170.235) e del 10% delle Tac ( -86.759). Ma non solo. Per lo screening oncologico si è riusciti a fare solo il 40% degli esami fatti due anni fa, con punte massime del 52% per quanto riguarda la mammografia di secondo livello, e punte minime del 32% per gli esami del colon retto, l’altro cancro che miete più vittime in Lombardia. Numeri della Direzione Welfare di Palazzo Lombardia da pelle d’oca che riguardano il confronto fra 2020 e 2019. Situazione appena migliore nel 2021: in questo caso, il calo delle prime visite è del 23% per le prestazioni di prime visite ( -294.967), del 31% per visite di controllo ( -590.411) e dello 0,03% della Tac ( - 64). Se si vuole tornare a garantire un alto livello di cura nella regione, dunque, i poveri medici appena usciti dal superlavoro Covid si ritroveranno arretrati pesantissimi.

Toscana

Migliore, ma non troppo è la situazione della Toscana, regione meno colpita della Lombardia ma sempre in affanno. Qui sempre secondo Repubblica, parlano i dati di Agenas (l’agenzia sanitaria nazionale delle Regioni) e del Ms del Sant’Anna di Pisa. Fra gennaio e settembre dell’anno scorso visite ed esami sono diminuiti del 24,2% rispetto all’anno prima. Le persone curate negli ospedali nel 2020 sono state 180mila contro le 280 mila del 20219. “Riguardo alla chirurgia nel periodo da marzo a giugno, tra gli interventi di classe A, da fare con più urgenza, quelli alla mammella sono diminuiti del 19%, alla prostata del 29%, al colon del 34, al retto del 21, al polmone del 6, all’utero del 7, alla tiroide del 51 e i melanomi del 36. Le angioplastiche sono scese del 36%, e i ricoveri per bypass del 39. In ambito cardiocircolatorio si è osservata anche una riduzione dei ricoveri per ictus: - 18%”, si legge nell’inchiesta.

Emilia

Anche qui, alla vigilia delle ferie estive, per i sanitari la situazione è da acqua alta difficile da fronteggiare agevolmente. Dopo il 2020, scrive Repubblica, solo negli ospedali dell’Ausl, c’è stato un calo degli interventi del 25% rispetto al 20. Lo rivela la direttrice del Sant’Orsola Chiara Gibertoni. “Ci sono però le operazioni da fare entro 60 giorni a pazienti che possono aspettare (ma non troppo) senza rischiare un peggioramento delle loro condizioni di salute: devono essere operati dagli specialisti di chirurgia generale e vascolare, urologia, ginecologia”. “Al policlinico mille pazienti su duemila sono ‘scaduti’, cioè per loro non si è potuto rispettare il limite di due mesi per operarli” – si aggiunge nell’inchiesta. Altri 1.500 pazienti andati oltre i termini consigliati (su poco più di 2.200) sono in attesa all’Ausl19.

Lazio

Una delle regioni che ha portato avanti una campagna vaccinale riconosciuta come fra le più efficaci non fa eccezione sul fronte visite e interventi rimandati. I numeri dell’inchiesta sono di Cittadinanza Attiva. “Quasi un milione e 700mila tra visite ed esami saltati. Nel 2019, anno pre Covid, sono state effettuate tre milioni e quasi 300mila prestazioni in tutto il Lazio. Nel 2020, periodo marzo-ottobre, appena un milione e 595mila, meno della metà. Per fare un paio di esempi, sono saltate 146. 649 visite cardiologiche e 52.749 Tac al torace”. Oggi, allentata la grande paura del Covid, stanno tornando a intasarsi i pronto soccorso.

Il commento di Cna Pensionati

Che ci fosse una situazione di grande sofferenza era prevedibile. Questo effetto extra-Covid sulla salute ci era stato segnalato da tempo dai nostri pensionati anche in altre regioni, ad esempio la Sicilia – commenta Filippo D’Andrea Segretario nazionale di CNA Pensionati – non c’è da puntare il dito, data la situazione, ma nemmeno abbassare la guardia. Anzi. E’ necessario presidiare la sanità pubblica che rischia di esplodere ancor più nei prossimi mesi. Investire in questo settore, modificarne i connotati verso una declinazione più territoriale e di prevenzione, assumere altro personale medico è dunque un imperativo categorico da cui non è più conveniente sottrarsi”.

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