Sileri, la Pandemia il pettine che ha raccolto i nodi da districare nella nostra sanità

Abbiamo chiesto al Sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri dove sta andando la Sanità italiana dopo l'urto micidiale della Pandemia e alla luce della rivoluzione digitale e robotica in corso. Ecco la sua intervista pubblicata sulla nostra rivista VerdEtà di Luglio 

Ora o mai più. Bisogna investire per portare la nostra sanità nel millennio della rivoluzione digitale e robotica. A pandemia non ancora terminata ma nel corso di una tregua estiva strappata all’avanzare delle varianti anche grazie a massiccia campagna vaccinale, la paura resta. Una paura alimentata dallo stato della nostra sanità che ha funzionato a macchia di leopardo, a seconda delle regioni, e che però è attesa al varco dal un futuro in cui la telemedicina e le nuove tecnologie la faranno da padrone. Ma il nostro Paese è pronto? O lasceremo scoperto il fianco, come del resto mezzo mondo occidentale, alle insidie biologiche degli anni 2000 nemmeno tanto imprevedibili ma rivelatesi devastanti? Sapremo affrontare il progressivo invecchiamento della popolazione che ci ha resi così vulnerabili proprio al Covid 19? Lo chiediamo al sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, apprezzato medico chirurgo e voce molto ascoltata in questo periodo difficile.

Domanda. La Pandemia ha dimostrato che la salute è un settore da presidiare per tutto l’occidente non solo per garantire il benessere dei propri cittadini ma anche per difendere l’autonomia economica e politica degli Stati. Dalle mascherine ai vaccini l’Ue - e il nostro Paese - hanno dovuto attendere di approvvigionarsi altrove. Cosa ci ha insegnato questa esperienza?

Risposta. Di non farci più trovare impreparati come lo siamo stati, purtroppo, a causa non certo di una condizione recente, ma per sotto-finanziamenti che hanno intaccato la sanità pubblica nel corso dell’ultimo decennio almeno, minando la capacità di risposta e l’adeguatezza delle strutture, soprattutto sul territorio. Come spesso affermo, la pandemia è stato il “pettine” che ha raccolto i nodi su cui ora abbiamo il compito ma anche l’opportunità di lavorare, per ricostruire una sanità pubblica che sia più prossima, di comunità, innovativa e efficace. Questo si ottiene con una programmazione e una preparazione che parte dalla formazione continua di tutti gli attori del sistema salute, fino alla corretta gestione delle performance e dei servizi erogati per i quali è imprescindibile il ritorno puntuale e assiduo da parte dei cittadini e dei pazienti, per meglio orientare l’organizzazione a soddisfare i bisogni di salute in un’ottica di qualità di vita.

D. Investire nella ricerca per il futuro è prioritario. Il Governo ha intenzione di farlo e in che modo?

R. Gli investimenti individuati dal PNRR sono una risorsa e un’opportunità unica in questo senso, in grado di colmare innanzi tutto le mancanze strutturali del sistema sanitario in ambito tecnologico, le diseguaglianze regionali, le disomogeneità di accesso alle prestazioni in termini di tempistica e di complementarietà dell’offerta. Digitalizzazione e assistenza domiciliare sono due componenti da sviluppare in parallelo per gestire in modo più razionale e innovativo le esigenze di salute delle non autosufficienze e delle disabilità, per avvicinare le cure al paziente e soprattutto migliorarne la qualità di vita.

D. Si riferisce anche agli anziani?

R. Nel PNRR si fa esplicito riferimento alla popolazione anziana e non autosufficiente, per la quale sono pensate specifiche misure in missioni diverse, a testimonianza dell’attenzione verso la longevità e la promozione di un invecchiamento attivo, nonché della transizione dalla residenzialità ai servizi erogati sul territorio. In questo processo sarà cruciale valorizzare i presidi territoriali già esistenti come le Case di Comunità, che il piano italiano del Next Generation EU prevede di portare a 1.288 nel 2026. Ma sarà altrettanto funzionale migliorare tutti i luoghi in cui privilegiare le cure primarie, gli interventi clinici a bassa intensità, il trattamento delle post-acuzie, con il duplice vantaggio di sgravare le strutture ospedaliere e i pronto soccorso e intervenire più capillarmente e stando “vicino” al paziente. Anche gli Ospedali di Comunità potranno contribuire a ottimizzare la rete di prossimità, così come lo sviluppo delle farmacie dei servizi, soprattutto nei contesti geograficamente più svantaggiati. E’ necessario puntare a migliorare le politiche di invecchiamento attivo facendo fin da subito la corretta prevenzione, puntando sugli stili di vita sani in grado di evitare molte delle malattie senili, con la consapevolezza che gli anziani costituiscono una risorsa fondamentale per il nostro Paese, una vera e propria silver economy da preservare e valorizzare quanto possibile.

D. Il rovesciamento della piramide per età con l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana impone una riforma profonda della sanità che però può avvalersi anche delle nuove tecnologie come la telemedicina. Come si trasformerà l’assistenza agli anziani e la loro cura nei prossimi anni?

R. La sanità digitale sarà il binario su cui incardinare una migliore assistenza territoriale e domiciliare per far sì che la casa diventi davvero il primo luogo di cura: in questo scenario tutti i soggetti deputati all’assistenza del paziente dovranno trovare il loro ruolo in un ingranaggio funzionale che parta dalle cure primarie e dalla prevenzione, fino a supportarlo in ogni sua esigenza di salute. L’Italia può contare su una rete di ricerca di eccellenza, pubblica e privata, e che anche dalle partnership virtuose in questo campo possono maturare progetti e soluzioni innovative e flessibili. Nel comune imprescindibile intento della tutela della salute, che il nostro invidiabile Servizio Sanitario Nazionale garantisce ogni giorno grazie all’incessante impegno di chi lo anima e rappresenta con dedizione e altruismo.

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