La serenità della terza età

Come affrontare le paure della senilità e superarle

Il tabù della morte

Uno degli argomenti più difficili da affrontare per gli esseri umani è la morte. La fine dell’esistenza per come la conosciamo resta un tabù. Basti pensare alle innumerevoli modalità di mantenere “in forma” il corpo, per gli scopi più disparati: dagli interventi estetici per i “ritocchini”, ai trapianti di organi, vale a dire sostituzioni di parti del corpo disfunzionali con parti “nuove”. La cinematografia ha già proposto scenari futuri di cloni umani utili proprio per i ricambi. In sostanza la morte non è accettata dalla razza umana e viene associata maggiormente a dolore e solitudine invece che all’esaurimento di un percorso, come un vero progetto, che inizia e ha quindi una fine. Eppure la vita stessa insegna che nel momento in cui si accetta che determinate situazioni possano finire, al contempo si aprano nuove strade. Non si sa infatti cosa ci sia dopo la morte, ma il timore di terminare un’esistenza conosciuta e di andare incontro allo sconosciuto, incancrenisce la possibilità di vivere una vita serena.

La vita piena

Vivere una vita piena e soddisfatta, dalla gioventù alla vecchiaia, è la prima regola sana per arrivare in compagnia della morte senza temerla o fuggirla. Si scappa da essa perché si vuole più tempo per mettere a posto le cose, per avere altre possibilità, per trovare un senso alle scelte fatte in passato. Quando l’uomo è al pieno della propria vita, è al colmo della gioia e della soddisfazione, può accettare e aspettare serenamente un’amica che lo porterà in una nuova avventura. Un cinquantenne mi ha detto recentemente “cerco un’emozione”. Questa frase, anche condivisibile, nasconde l’attesa di rivivere la vita come quando si aveva sedici anni, sempre in ansia, sempre con le farfalle nello stomaco. Questa persona andrà in senilità precoce perché cerca qualcosa che non corrisponde all’età cronologica, non si è evoluto e non vede il futuro. Guarda indietro. Al contrario una signora di novantadue anni mi disse qualche anno fa, che a 70 anni aveva scoperto il lavoro che realmente la realizzava e sorrideva del fatto che finalmente si sarebbe potuta divertire guadagnando. Oggi vive ancora da sola, è autonoma, nonostante ciò è consapevole che il suo termine sta per arrivare e ne parliamo in serenità.

Vergogna e disonore

Accade spesso che gli anziani comincino ad avere difficoltà fisiche e/o cognitive ma le nascondano per vergogna e per timore di diventare poco autonomi. La vergogna è associata, per etimologia, al disonore. Gli aspetti legati alle difficoltà di controllo dell’evacuazione sono i primi che comportano sentimenti di inadeguatezza, perché la persona perde le prime funzioni di autonomia. Anche la confusione è collegata alla mancanza di memoria, vuoti improvvisi che rendono l’anziano non più autonomo e soprattutto dipendente da un’altra persona. Per una società che è basata sul lavoro e sulla produzione di benessere diventa disonorevole non poter più contribuire. Il concetto di utilità passa dunque in primo piano come elemento chiave di una buona vecchiaia.

Riconoscere ed accettare la vecchiaia

Molti sono i segnali della mancata accettazione della vecchiaia: non si riesce, ad esempio, ad abbandonare alcune caratteristiche come i modi di vestire e di parlare oppure l’esasperazione della ricerca di un nuovo lavoro nel momento in cui si arriva alla pensione. Anche una malattia psicosomatica o un’eccessiva preoccupazione verso la propria salute possono mascherare, a volte, atteggiamenti di negazione della vecchiaia. Molti anziani accettano apparentemente il cambiamento dall’età adulta alla vecchiaia, ma in realtà la negano o la subiscono passivamente producendo atteggiamenti negativi o rinunciatari. Spesso queste persone credono sia “meglio essere malati piuttosto che vecchi perché dalla malattia si guarisce, dalla vecchiaia no”. È importante capire che la vecchiaia non è una malattia ma una normale condizione di vita. L’aumento dell’età comporta cambiamenti fisici importanti, ma questi sono parte della normalità, esattamente come quelli che determinano le età infantili, giovanili e adulte. Ascoltare i segnali dell’invecchiamento permette di seguire l’andamento del corpo in tutte le sue fasi e quindi accompagnarlo nel tempo, non solo durante la senilità ma già da giovani. In quest’ottica gli anziani diventano quel patrimonio di saggezza oggi assente che non permette alla società di proseguire nell’evoluzione. Si avanza imparando dal passato e guardando al futuro.

copertina verdeta68

banner essere cna

banner unipol

>>> INGRANDISCI <<<

Testimonianze di "Nonni per le città" all'Assemblea Nazionale di CNA Pensionati"

Sergio Silvestrini: "Problema sicurezza percepito drammaticamente soprattutto dagli anziani"

Spot radiofonici

BannerTIM

Al via il progetto "Nonni per le città"

Festa Nazionale CNA Pensionati

TG5 ore 8. Indagine SWG per CNA Pensionati: solo un pensionato su 4 riesce a mantenere i famigliari senza difficoltà (27/08/17)

TG5 ore 00,50. Indagine SWG per CNA Pensionati: solo 1 pensionato su 4 ha una vita dignitosa (26/08/17)

TGCOM24 ore 17. Indagine SWG per CNA Pensionati: solo il 25% dei pensionati italiani riesce a vivere una vita dignitosa (26/08/17)

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi sapere di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca il pulsante "Cookie e Privacy". Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.