Pensionati CUPLA: “Subito un tavolo per fermare la strage nelle RSA e ripensare la Sanità pubblica”

Lettera aperta al Ministro della Salute, ai Governatori delle regioni, agli Assessori regionali della Sanità da parte di tutti i pensionati del lavoro autonomo

Una lettera aperta a tutte le istituzioni per chiedere forte e chiaro di difendere gli anziani nella fase 2 e far sì che la strage nelle RSA si fermi con un appello a “agire tempestivamente in tutto il territorio nazionale effettuando tamponi a tutti gli operatori sanitari e tutti gli ospiti delle RSA, case di riposo, residenze per disabili e anche alle persone asintomatiche”. Ma non solo. Ascolto delle Organizzazioni degli anziani, e loro Coordinamenti, tra cui il CUPLA, “affinché possano mettere a disposizione le loro conoscenze dirette per coadiuvare le istituzioni nell’assumere importanti decisioni in questo difficile momento”.

Il tono della lettera è accorato da parte di oltre 5 milioni di pensionati italiani rappresentati dal CUPLA, il Coordinamento nazionale del Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo (Anap-Confartigianato; Anpa Pensionati Confagricoltura; Associazione Nazionale Pensionati Cia; 50&PiùAssociazione Confcommercio; Cna Pensionati; Federpensionati Coldiretti; Fipac Confesercenti; Fnpa Casartigiani). 

Persone che hanno già vissuto la fase difficile del secondo dopoguerra e con grande onore ricostruito un Paese in macerie. Oggi questi pensionati chiedono di agire subito e con forza per salvare gli anziani dal contagio del coronavirus ma anche per rifondare la sanità pubblica e l’assistenza agli anziani e non autosufficienti.

I pensionati del lavoro autonomo ci tengono a ringraziare “le migliaia di medici, infermieri ed operatori sanitari che ormai da quasi due mesi fronteggiano la pandemia scatenata dal coronavirus Covid-19”. “Ognuna delle otto Associazioni di agricoltori, artigiani e commercianti a cui fa riferimento il CUPLA, in diverse

forme e modalità – informano - sta sostenendo questo grande sforzo collettivo anche attraverso donazioni ad ospedali, enti di volontariato e Protezione civile, ma soprattutto veicolando e divulgando verso i propri associati pensionati la corretta informazione su come contrastare la malattia”.

Purtroppo – sottolinea il CUPLA -  i pensionati ed anziani sono la fascia di popolazione più colpita dalla forza del virus, rappresentando gli over 70 anni oltre l’80 per cento dei deceduti.

Ma il tema di punta della denuncia inoltrata alle istituzioni non può che essere quello delle RSA, invase dal contagio e veri e propri teatri di morte.

“Esprimiamo in particolare una forte preoccupazione per la situazione venutasi a creare nelle case di riposo e RSA e in generale per l’assistenza agli anziani – continua la lettera - secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità sui decessi nelle residenze per anziani (in 1.082, su 3.320 contattate, da febbraio al14 aprile) si sono registrate quasi 7 mila vittime con oltre il 40% per Covid-19. Ma i dati reali probabilmente sono ancora più allarmanti”.  Di qui la richiesta di tamponi a tutti i sanitari e agli ospiti da fare tempestivamente.

Altro tema messo all’attenzione dei destinatari della missiva è poi quello della riforma urgente della Sanità pubblica e dell’assistenza a anziani e non autosufficienti. 

“Purtroppo - si legge nella lettera - rileviamo che la sanità pubblica e la medicina territoriale, in molte Regioni, sono state da molti anni trascurate e depotenziate, mentre invece l’esperienza della drammatica fase attuale dimostra la fondamentale importanza del ruolo dei medici di famiglia e della presenza dei presidi medici anche nei piccoli comuni. Dobbiamo altresì evidenziare che non si è investito sulla assistenza domiciliare e chiediamo lo sviluppo dei Caregiver”.

La denuncia sullo stato in cui versa il SSN è forte e chiara: “In questi anni sono stati tagliati oltre 50 mila posti letto e altrettanti posti di lavoro nella sanità e si è trascurata la prevenzione attraverso le strutture pubbliche, che rappresentano un baluardo per la salvaguardia della salute degli italiani”.

“Non possiamo accettare l’accesso alle cure in base alla età, come purtroppo appare sia avvenuto nel momento di maggiore criticità nelle strutture ospedaliere - conclude la lettera -  dobbiamo, nostro malgrado, constatare che non si è saputo proteggere i nostri anziani. Auspichiamo che nella fase 2, nella quale vanno assunte e imposte - se necessario - tutte le misure di precauzione e di protezione affinché il virus non riprenda a diffondersi, che gli anziani siano considerati al pari degli altri cittadini, e non dei soggetti da mettere in segregazione”.

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