Focus ISTAT: i pensionati allontanano i rischi di povertà nelle famiglie italiane

Cala il loro numero (a quota 16 milioni) e si conferma la progressiva diminuzione degli occupati. Cresce il reddito medio e si registrano  tassi di povertà inferiori per le famiglie dove i pensionati sono presenti e contribuiscono al sostentamento.

Qual è la situazione dei pensionati italiani? La risposta arriva dal rapporto “Condizioni di vita dei pensionati  Anni 2016-2017” diffuso questa mattina dall’Istat.

Nelle ventiquattro pagine del documento pubblicato dall’Istituto Italiano di Statistica ciò che emerge è un calo costante del numero dei pensionati che si attesta nel 2017 a quota 16 milioni: 23mila in meno rispetto all’anno precedente e con un bilancio negativo di 738mila unità se si guarda ai dati del 2008. Il dato più interessante, tuttavia, è quello di sostegno al reddito nelle famiglie.

Il ruolo del sostegno al reddito. Sebbene il reddito medio e mediano delle famiglie con pensionati sia più basso rispetto alle famiglie in cui non sono presenti il rischio di povertà delle prime (16,4%) è circa 8 punti percentuali minore di quello delle seconde. I trasferimenti pensionistici attenuano, dunque, il rischio di disagio economico e assicurano un’importante rete di protezione sociale.

La presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari “vulnerabili”, quali i genitori soli o le famiglie in altra tipologia, consente di dimezzare il rischio di povertà (da 33,4% a 16,1% e da 32,8% a 16,6%). Il cumulo di pensioni e redditi da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 3,8% rispetto al 18,4% di quelle costitute da soli titolari di pensioni.

Tra le famiglie con pensionati le meno esposte al rischio di disagio economico sono quelle in cui è presente un pensionato che cumula redditi da lavoro con o senza altri componenti occupati (con rischio di povertà rispettivamente a 3,8% e 4,3%), mentre le più vulnerabili sono costituite da pensionati senza altri redditi da lavoro che vivono con familiari non occupati (35,5%).

Le famiglie di pensionati del Sud e delle Isole presentano, però,  un rischio di povertà quasi triplo di quello delle famiglie residenti al Nord e circa doppio di quelle del Centro.

Chi sono i pensionati italiani? Il numero complessivo scende per tutte le tipologie pensionistiche, ad esclusione di quelle sociali e di invalidità civile. Si tratta di una diminuzione più forte tra le pensioni di guerra, di invalidità previdenziale e tra le indennitarie. In maggioranza donne (52,5%), quattro pensionati su cinque hanno un’età superiore ai 64 anni. Le differenze di genere per età sottolineano anche una maggiore longevità femminile: le ultraottantenni sono tre su dieci (31,6% contro 21,1% degli uomini) e le ultranovantenni il 6,9% (solo 2,8% nel caso degli uomini). Per quel che riguarda invece la formazione, dall’analisi si evince come quasi la metà dei pensionati italiani non abbia un titolo di studio o possegga al massimo la licenza elementare, appena un quarto di loro è diplomato.

Diminuisce chi lavora ancora. L’età della pensione procede sempre più verso la strada del riposo. Confermando un trend già in atto da tempo, risulta in netto calo il numero dei pensionati che continuano a lavorare: coloro che percepiscono una pensione e, allo stesso tempo, si dichiarano nella condizione professionale di occupato è di 411mila individui (-20,3% sul 2011). Tra i pensionati ancora occupati il 64,4% lavora nel settore dei servizi, di questi circa un terzo è impiegato nel commercio. All’interno del settore servizi spicca il settore agricolo con un’incidenza quattro volte superiore rispetto al totale degli occupati. Nel settore istruzione e sanità, al contrario, l’incidenza è ridotta.

Aumentano i redditi ma non per tutti. Non solo cali, a registrare un incremento rispetto all’anno precedente è il reddito medio che cresce di 306 euro e alza la media dei redditi percepiti annualmente a quota 17.886 euro lordi. Il discorso legato agli importi si connette però anche alle differenze territoriali per cui si amplia la forbice: l’importo medio delle pensioni nel Nord-est è del 20,7% più alto rispetto a quello di chi risiede nel Mezzogiorno.  Interessante il dato sul divario di genere  che, seppur ancora molto elevato, si è ridotto dal 64,6% del 2005 al 58,0% del 2017 per il totale delle prestazioni pensionistiche, e dal 72,6% al 60,0% per quelle di vecchiaia. La motivazione fornita dal rapporto Istat è il progressivo pensionamento di tante donne con carriere lavorative più lunghe e regolari.

Dove e come si vive. Quasi la metà (46,9%) dei pensionati italiani risiede nelle regioni del Nord, il 19,5% al Centro, il 31,1% nel Mezzogiorno e il 2,5% all’estero. Più di un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli (35,5%) e il 27,0% abita solo, dati che aumentano soprattutto nelle regioni settentrionali. Più contenuta è la percentuale di pensionati che vivono in coppia con figli (19,0%), famiglie con membri isolati o composte da più nuclei (9,6%), oppure in famiglie di genitori soli (8,8%). Si stima che siano oltre 12 milioni le famiglie italiane che registrano la presenza di pensionati all’interno dei loro nuclei: nel 61,2% dei casi i trasferimenti pensionistici rappresentano ben il 75% del reddito familiare disponibile e per il 22,7% delle famiglie l’unica fonte di reddito. I dati confermano ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, il ruolo dei pensionati italiani come vero welfare sociale. L’incidenza del rischio di povertà tra le famiglie con pensionati (pari al 16,4%) si conferma decisamente inferiore a quello delle altre famiglie (24,0%). Il rischio di povertà è più elevato tra i pensionati che vivono soli (22,3%) e nelle famiglie in cui il reddito del pensionato aiuta componenti adulti senza redditi da lavoro (35,5%).

Qui il Report completo

https://www.istat.it/it/files//2019/02/Focus-pensionati-2016_2017.pdf?fbclid=IwAR0KZNNzxyQUJhRz71jqFciNvVTns3WSp0B-kvCl_-V4BAgM6lWtGMBg2ck

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