Gli auguri di Pingitore ai pensionati della CNA: "Italiani tornate alla leggerezza"

Pensare e vivere come se non si dovesse morire mai. Sorridere, ridere e tornare a essere ironici e autoironici. Ecco la ricetta per vivere bene di Pier Francesco Pingitore, classe 1934, storico e celebre registra di spettacolo e cabaret, sceneggiatore, autore televisivo di decine programmi famosi, come Biberon e Créme caramel, per citarne solo alcuni. Con noi di VerdEtà Pingitore fa il punto della situazione e augura buon anno a tutti i pensionati della CNA.

Domanda. Lei si occupa da decenni di spettacolo, costume, satira politica. Ha davvero visto passare la storia del nostro Paese. Che ne pensa di questo momento storico che stiamo vivendo?

Risposta. Vedo sinceramente un periodo di grande confusione, la sensazione è che si sia perso il bandolo della matassa. I partiti tradizionali sono scomparsi e queste nuove formazioni non hanno un’idea precisa di cosa dovrebbe essere la politica. Si verificano, infatti, convergenze inimmaginabili fino ad un attimo prima e poi delle divergenze altrettanto inattese poco dopo.

D. Come rappresenta questa situazione attraverso la sua satira che ha fatto scuola per decenni con gli spettacoli del Bagaglino?

R. Abbiamo giusto pensato a rappresentare la realtà di oggi, con i nostri occhi e ovviamente con il sorriso, nel nuovo spettacolo che ha debuttato lo scorso 28 novembre e sarà in scena sino a febbraio. L’ipotesi dello show è che venga eletta Presidente della Repubblica Valeria Marini. Lei incontra i grandi della terra ed i ‘grandicelli’ italiani, che descrivono caricaturalmente la nostra situazione. C’è Trump, Putin, la Merkel ma anche Salvini, Conte, Di Maio, Grillo. Questi ultimi fanno intravedere quanto sia caotica la situazione politica italiana e purtroppo anche l’economia.  Quello che rappresentiamo è il disorientamento della gente. La sensazione che non ci siano punti fermi a cui le persone possano saldamente ancorarsi. Con il sorriso cerchiamo di mettere in scena la percezione degli italiani di essere sulle montagne russe e la paura che a un certo punto il vagoncino vada di sotto.

D. Negli ultimi anni si percepisce tanta rabbia, odio, livore. Sentimenti diffusi a piene mani dai social. Secondo lei gli italiani hanno perso un po’ la capacità di ridere e di ridersi addosso?

R. Secondo me i social sono un vero e proprio sfogatoio. Abbiamo tutti in mano il telefonino e spesso ci si sfoga anche se non c’è un motivo vero per farlo. Registro un accumulo esponenziale di lamentele, astio e addirittura di odio che certamente imbarbarisce la vita collettiva, oltre che la politica. Insomma, sui social media quelle che una volta erano considerazioni che uno teneva per sé diventano immediatamente oggetto di contumelia, di rabbia. Credo proprio che questo strumento, malamente usato, abbia contribuito ad aumentare la difficoltà dei rapporti, la mancanza di comprensione reciproca, addirittura l’umanità. Si leggono sui giornali certe cose che lasciano amareggiati.

D. Un esempio? 

R. Beh non capisco come si possa arrivare in una situazione come quella italiana, che non è certo di guerra civile, a toni di odio, di disprezzo, di estremismo verbale.

D. Un antidoto lei ce l’ha?

R. La satira, lo spettacolo, il cabaret. Si tenta, con questi strumenti diciamo tradizionali, di riportare sui binari del divertimento, dello sfottò, della critica acre, ma non della mancanza di rispetto, i rapporti fra persone o fra cittadini e classe dirigente. Ci vuole svago, risate, leggerezza. Ecco è proprio questo ciò che manca oggi, si prende tutto pesantemente e sul serio. 

D. Davvero, nonostante la nostra situazione, non dobbiamo essere seri?

R. Perché siamo seri davvero? In realtà di serio si fa poco. Abbiamo solo la proclamazione di intenti seriosi, definitivi, drammatici, un fatto che finisce per avvelenare la vita politica e anche quella di tutti i giorni.

D. Prendiamoci con leggerezza allora. Ce lo racconta un aneddoto della sua gloriosa carriera legato a un politico o un personaggio famoso?

R.  Ne ricordo uno con Giulio Andreotti a Crème Caramel, uno spettacolo che faceva qualcosa come 14 milioni di spettatori in Tv, cifre impensabili oggi. All’epoca c’era Oreste Lionello che lo imitava in modo davvero esilarante e anche fedele. Oreste però era piuttosto basso mentre Andreotti no. E così quando i due si salutarono dopo lo spettacolo Andreotti, che era un battutista, esclamò: “Se si mette i tacchi un po' più alti la mando in giro per il mondo al posto mio”. 

D. Quest’anno siamo entrati nel 2020, il secondo ventennio degli anni Duemila. Siamo nell’era digitale, globale, di internet, dei social, dei robot e dell’intelligenza artificiale che cambieranno la nostra vita quotidiana. Che augurio si sente di fare ai pensionati di VerdEtà e ai cittadini italiani per questo nuovo decennio?

R. Ad oggi le prospettive future sembrano fosche. Tuttavia nella mia lunga esperienza di vita posso dire che non tutto succede così come viene dipinto o si paventa. C’è sempre qualcosa che alla fine va a mitigare le previsioni di un futuro nero. Ad esempio il catastrofismo eccessivo sul clima io non lo condivido. Io penso che la terra sia molto più forte di quello che l’uomo può fare per distruggerla. Io sono un ottimista. E’ vero che siamo in un periodo di crisi, ma di crisi ne abbiamo avute molte ciclicamente. Penso a quella del ’29 che sembrava dover travolgere tutto. Gli Stati Uniti, alla fine, attraversando anche un evento tragico come la seconda guerra mondiale, ne sono usciti più forti di prima. 

D. Vale anche per noi?

R.  In Italia ci lamentiamo troppo. Qui l’85% di case è di proprietà e le banche sono piene di risparmi delle famiglie.  Io ho un’età cospicua e ricordo come si viveva durante la guerra. Signori, la gente non ha neanche idea di quanto si possa stare male e avere motivo di lamentarsi quando le mancanze, il male e le catastrofi sono reali. Noi, alla fine, viviamo in un paese bello, ricco, in cui moltissima gente sta bene. Certo, ci sono persone che non se la passano benissimo e per questo occorrono interventi per aiutarle a risollevarsi. Ma le politiche dei dilettanti allo sbaraglio certo non servono a risolvere la situazione. 

D. Un consiglio agli anziani per vivere bene questa stagione della vita?

R. Guardare le cose con leggerezza, pensare e vivere come se non si dovesse morire mai. Bisogna essere pieni di interessi, uscire, viaggiare, divertirsi, andare al cinema, al teatro, stare con i nipoti. Posso dirlo? Dopo i 65 anni bisogna ca**eggiare.

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