Vaccarino: “Si riparte solo aiutando le imprese. Artigiani di CNA Pensionati esempio per rifondare la nostra economia”

Il Presidente della CNA Nazionale spiega come far ripartire il nostro Paese in questo momento difficile e di grande trasformazione

Un gigantesco piano di investimenti che dovrà utilizzare al meglio le ingenti risorse comunitarie. E che curi, rapidamente, i mali cronici che impediscono all’Italia di crescere da oltre vent’anni. Mali che l’emergenza provocata dal Covid 19 ha messo ulteriormente in evidenza. E’ questa la ricetta che il presidente della CNA, Daniele Vaccarino, ha illustrato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso degli Stati generali dell’economia tenuti a giugno a Roma. Una ricetta che il presidente della CNA spiega a Verdetà.

Domanda.  L’Italia è uno dei paesi maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria. Abbiamo avuto 35mila morti e conseguenze disastrose sull’economia dovute al lockdown prolungato. Come si fa a ingranare la marcia giusta per riprendere il cammino?

Risposta. Per tornare a crescere bisogna sostenere le imprese, ovvero chi produce e chi offre posti di lavoro. E’ necessaria una efficace terapia per rimuovere tutti gli ostacoli che bloccano lo sviluppo. Per modernizzare il Paese, favorire la green economy e creare le basi per una crescita robusta, occorre avviare un grande cantiere di riforme da realizzare rapidamente all’insegna di “semplifica, sblocca, snellisci”. L’architettura normativa e burocratica deve smettere di rappresentare un ostacolo all’attività delle imprese. Si tratta di un freno mostruoso anche per tutte le attività dei cittadini.

D. In effetti i lacci e lacciuoli della burocrazia sono uno degli ostacoli più pesanti che impediscono alla nostra economia di crescere…

R. Esatto. Proprio durante gli Stati Generali di giugno ho spiegato al premier quanto sia urgente una riforma della burocrazia che si fondi sul modello dei controlli ex post accordando fiducia a chi intraprende e favorendo il più possibile il ricorso all’autocertificazione. Molto importante è anche la gestione delle leggi una volta varate. Come CNA noi proponiamo di istituire presso ogni ministero un Consiglio per l’attuazione delle norme composto da esperti e rappresentanti delle categorie produttive per una puntuale funzione diagnostico-conoscitiva dei decreti in fase di emanazione. In buona sostanza bisogna controllare se una legge funziona e se occorre correggere il tiro. Ma non basta.

D. Che cosa serve ancora?

R. La ripresa passa per gli investimenti, soprattutto pubblici. Ma per rivitalizzare le opere pubbliche occorre sospendere il Codice degli appalti, rivedere l’istituto dell’abuso d’ufficio per i funzionari pubblici, togliere il freno dei Tar e ridisegnare il ruolo dell’Anac. Si parta dalle opere già cantierabili e si acceleri l’iter delle grandi infrastrutture adottando il modello già utilizzato per il ponte di Genova. Usiamo metodi che hanno già funzionato. Inoltre eseguire le piccole manutenzioni. Ma non basta bisogna far crescere i consumi, sostenere le PMI nell’export e internalizzazione, favorire la formazione, aiutare i passaggi generazionali, i giovani, ridurre il cuneo fiscale, combattere la malavita e l’usura. Insomma, ripensare anche al modello economico italiano, favorendo la cultura, la bellezza del nostro Paese con il Made in Italy e il vivere bene italiano. Puntiamo su quello che sappiamo fare.

D. Le tante piccole imprese italiane sono la spina dorsale del nostro sistema economico. Ma per artigiani e piccole imprese soprattutto la carenza di credito rappresenta un forte limite allo sviluppo.  In altre parole serve loro liquidità immediata. Come si fa?

R. A tal proposito ho spiegato a Conte che servono strumenti dedicati. Si deve ampliare il raggio di azione dei Confidi a partire dall’utilizzo di fondi pubblici per erogare finanziamenti di piccoli importi. E va favorito l’accesso alla finanza innovativa come alternativa al credito bancario.

D. Altro tema cruciale è il fisco

R. Questa pure è un’altra nota dolente. Il livello di prelievo sulle piccole attività è eccessivo e iniquo rispetto ad altre categorie di redditi. Il digitale facilita i controlli ma resta una mole di oneri e adempimenti obsoleti che genera soltanto costi e contenziosi.

D. A soffrire maggiormente durante la pandemia sono stati gli anziani. Molti associati a CNA Pensionati sono ex artigiani che nella vita hanno sempre lavorato duramente portando il Made in Italy al vertice delle economie mondiali. Possono ancora dare una mano?

R. Gli anziani hanno pagato un tributo fortissimo in vite umane nel corso della crisi Covid 19. Innanzitutto abbraccio idealmente le famiglie che hanno perso un proprio caro ed esprimo la mia solidarietà. Inoltre credo che i pensionati della CNA possano ancora svolgere un ruolo fondamentale perché sanno come rimboccarsi le maniche e ricostruire questo Paese. Lo hanno già fatto nel dopoguerra con magistrale spirito di sacrificio e grande entusiasmo. Il loro esempio e i loro consigli su come affrontare questi tempi davvero duri saranno preziosi anche per cogliere l’occasione di superare tutti i problemi che ci hanno fatti restare al palo negli ultimi vent’anni. Gli ultra 65enni possono sostenere i consumi del Made in Italy contribuendo così al rilancio di un Paese, l’Italia, che merita un posto da protagonista tra le economie avanzate.  

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