Lombardia, cosa non ha funzionato nei terribili mesi del Covid?

Sul tema della Sanità in Lombardia CNA Pensionati e CNA hanno avviato una serie di incontri con le forze politiche per capire insieme cosa è successo.

Chiarire i motivi che hanno portato la Regione Lombardia con la riforma introdotta dalla legge 23/2015 ad avere una prevalente considerazione, nonché cospicui investimenti, rivolti alle strutture ospedaliere e tralasciato la medicina territoriale, cioè medici di base e poliambulatori che si trovano in prossimità dei pazienti, generando quel malfunzionamento a tutti noto e che si è conclamato con le gravi difficoltà emerse nella la gestione dell’emergenza Covid-19.

E’ questa la finalità degli incontri promossi da CNA Pensionati e CNA con le forze politiche Lombarde appartenenti sia alla maggioranza che all’opposizione del governo regionale.

Stefano Binda, segretario CNA Lombardia, Giorgio Zentilini e Antonio Mecca, presidente e segretario di CNA Pensionati Lombardia, Giovanni Bozzini, presidente Elba, Maurizio Negrini, responsabile relazioni sindacali, Carmelo Tindilia, componente del Consiglio regionale, infatti, hanno incontrato i rappresentanti di Forza Italia e una delegazione del Partito Democratico.

La situazione a marzo e aprile

Durante la pandemia coloro che sono risultati infetti non hanno avuto la possibilità di essere visitati dai medici di base (i quali non avevano in dotazione né camici monouso né mascherine) e non hanno potuto fare altro che rivolgersi alle strutture ospedaliere (prevalentemente pubbliche, quelle dotate di terapia intensiva) poi verso le RSA, provocando congestione e facendole diventare potenti focolai per la diffusione del virus.

Il confronto con Forza Italia

Ben prima della pandemia - si condivide con i rappresentanti di Forza Italia - sono emersi diversi elementi di criticità e di ritardo nella messa a regime della riforma introdotta con la legge 23/2015. La difficoltà di operare per una consistente “presa in carico” dei pazienti cronici, la “lungaggine dei tempi di attesa” per le prestazioni, l’approccio non collaborativo degli stakeholder e di buona parte dei medici specialisti ospedalieri, sono i principali elementi negativi noti da tempo”. “Ma una riforma attuata solo in parte non può portare a una bocciatura del progetto complessivo” ci è stato ribadito. Che hanno continuato dicendo che “occorre attuare la parte disattesa della legge regionale 23/2015 soprattutto per quanto attiene alla sanità territoriale e domiciliare”.

Il confronto con il Partito Democratico

“Eccessiva ospedalizzazione”, “poca attenzione alla medicina territoriale”, le due principali criticità della sanità lombarda, sono gli argomenti oggetto della discussione sviluppata da CNA con la delegazione del Partito Democratico. E su queste criticità si sono generati diversi interrogativi: perché si fa convergere un gran numero di pazienti verso gli ospedali? perché, anche quando potrebbe non essere necessario, si viene mandati al pronto soccorso? perché è così difficile ottenere una visita specialistica? Se si vuole usufruire della prestazione con il Servizio Sanitario sia pubblico che convenzionato i tempi di attesa sono davvero lunghi, talvolta impossibili. Se invece si domanda la stessa prestazione privatamente, se si paga direttamente, il posto libero lo si trova da un giorno con l’altro. Perché?

Le domande poste alle forze politiche

Molte sono le domande poste dalla CNA Lombardia. È vero che la sanità in Lombardia ha livelli di eccellenza elevati, è vero che vengono a curarsi da altre regioni (forse perché l’offerta delle prestazioni eccellenti è superiore alla domanda).

Le strutture sanitarie private sono ormai l’industria del presente, si fanno enormi investimenti per metterle su, e quindi si cerca di renderle remunerative. Niente di male, è comprensibile, è legittimo per chi fa impresa ma, se si agisce oltre che privatamente anche con il sistema delle convenzioni, occorre siano ben stabilite e rispettate le regole che si danno. Ad esempio: se si ha capienza 10 per una certa terapia, non dedicare 2 al servizio sanitario pubblico e 8 a quello privato.

Se arriva un paziente al pronto soccorso di una struttura privata, lo si ricovera e gli si fa tutto quello che occorre, forse anche con ridondanza (tutte le prestazioni sono rimborsate). Diverso è ottenere una visita specialistica oppure una terapia non essendo ricoverato. Perché?

Perché non sono stati incoraggiati e finanziati poliambulatori di prossimità, offerta assistenza con personale infermieristico ai medici di base (che talvolta hanno più di 2000 assistiti e non si capisce come fanno a gestirli), perché non sono previsti incentivi concreti per operatori sanitari e personale ausiliario deputato all’assistenza domiciliare? Come si fa a gestire la cosiddetta “presa in carico” del paziente cronici, passare “dal curare a prendersi cura” con esigue risorse e il non utilizzo di banche dati, software e altri supporti tecnologici pur disponibili nei server che gestiscono la Sanità della Regione Lombardia?

La Sanità Regionale è argomento complesso e delicato, assorbe gran parte del bilancio delle regioni ed è gestita direttamente dalla Regione. E così si vuole che rimanga. Ogni indicazione che perviene dal Ministero della Salute e dal Sistema Sanitario Nazionale viene considerata “ingerenza”. Sarà per questo motivo per cui non ci si scalda più di tanto dalle regioni a chiedere i soldi del MES, i quali sono attribuiti all’Italia, dedicati alla Sanità Pubblica e sarebbero gestiti e dal Governo centrale.

Le conclusioni e i propositi della CNA Pensionati e CNA

“Incontreremo tutte le forze politiche - ha detto Stefano Binda - in conclusione dei due incontri - alle quali rappresenteremo gli interessi della CNA e dei suoi associati oltre a quelli dei pensionati ex artigiani che nella nostra associazione, come nelle altre associazioni, sono un numero copioso. Interessi che sono quelli legati al bisogno delle imprese, le quali vogliono poter contare su una rete di prevenzione medica diffusa che assicuri continuità operativa e sicurezza degli addetti, siano essi imprenditori oppure collaboratori dell’impresa ed in più il fabbisogno della popolazione anziana nei confronti della quale occorre sia fatta oltre che prevenzione anche, in caso di non autosufficienza, una pertinente assistenza”.

“E’ necessario – ha concluso - che il medico curante (medico di medicina generale o pediatri di libera scelta) sia messo nella condizione di operare una vera presa in carico del paziente (sia esso malato cronico oppure no) e di seguirlo nel suo percorso di cura e sorvegliando costantemente il suo stato di salute e ricorrendo alle cure ospedaliere solo quando strettamente necessario”.

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