Il Natale inimmaginabile e le vite segnate dall’onlife

Stiamo passando rapidamente dall’online all’“onlife” quell’esistenza segnata dall’interazione continua tra realtà e virtualità. Piattaforme e sistemi di comunicazione a distanza sono entrate ormai nel nostro quotidiano.

E se è vero che la “fatica da zoom” è una spia da non sottovalutare, il ricorso alle nuove tecnologie è senza dubbio un punto di riferimento anche per gli anziani. Il display è rimasto anche per loro l’ultimo baluardo di socialità, una via d’uscita dall’inevitabile solitudine imposta dalle restrizioni legate all’emergenza Covid-19.

Fino a oggi è andata così. In una primissima fase restare a casa suonava ancora come un rassicurante, ma soprattutto temporaneo, monito ad attendere con pazienza che tutto passasse. Rassicurante è stato osservare la realtà dalla finestra, uscire sui balconi per un applauso condiviso col vicino. E ora che da quelle finestre lampeggiano gli addobbi di Natale, gli interrogativi si accavallano. Perché lo spettro delle saracinesche abbassate sulle vie dello shopping ci ricorda la fatica del sistema economico a tenere il passo. E allora, come andranno i consumi? Le nuove tecnologie riusciranno anche in questa occasione a colmare il vulnus della distanza? I geriatri se ne fanno sponsor, anche per garantire assistenza da remoto i loro pazienti. Perché la telemedicina può assicurare oggi alcuni tipi di cure e garantire i monitoraggi necessari in alcune specifiche situazioni, salvo naturalmente le emergenze che richiedono un’assistenza e un soccorso dal vivo.

Del resto la popolazione over 75 ha dimostrato di saper cogliere il cambiamento. Secondo l’Istat il 13% degli anziani utilizza Internet. Erano 4 su 100 sei anni fa, quando a navigare tutti i giorni era appena l’1,8% della popolazione anziana. Oggi siamo al 7%. Numeri ancora limitati, ma che indicano una tendenza, seppure lenta, verso un cambiamento graduale delle abitudini.

Potremo pure abituarci agli auguri su zoom, ma il Natale resta il Natale. E ‘distanziamento’ ne è un ossimoro. Come conciliare le regole chiave dell’isolamento coatto con la vicinanza, la socialità, il calore umano, trasmesso a partire dai gesti? Potrebbe ancora una volta essere necessario vivere le relazioni da dietro un display, utilizzando tutti i mezzi che le nuove tecnologie ci garantiscono. Consapevoli che più che un sacrificio, sono un’opportunità. Perché quella che prima era un’opzione, oggi è una necessità.

Quanto ai consumi, oltre Oceano il Natale potrebbe segnare un importante spartiacque. E a favorirlo sarà proprio l’esercito dei nonni, pronti a mettere mano al portafoglio per salvare non solo la tradizione, ma l’economia del paese. Secondo una ricerca condotta da PwC, la spesa di questa fascia di popolazione è prevista sopra la media, a quota 1.300 dollari pro capite. Una ripresa dei consumi a ridosso delle festività è prevista anche per gli italiani, ed è una buona notizia, in controtendenza con la fotografia scattata a ottobre dall’Associazione Bancaria Italiana. L’Abi ha infatti certificato un aumento quasi a due cifre (9,5%) dei depositi bancari a ottobre. Una tendenza che non aiuta un sistema economico in affanno, come l’attuale. L’invito a mobilizzare i depositi è arrivato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel momento in cui la pandemia e il timore per il futuro sembrano aver consolidato la tradizione di popolo di formichine. Se le previsioni saranno confermate, l’online la farà da padrone: secondo la piattaforma Shopify, l’84% degli italiani prevede acquisti, ma solo uno su dieci nella fascia over 75. E auspicabilmente sceglierà il commercio di vicinato, quello che garantisce il rispetto delle regole di igiene e distanziamento, ma soprattutto la qualità. Se il buon senso prevarrà, si potrà aggiungere questa regola ai tanti inviti che da mesi accompagnano le nostre giornate: comprare meno, ma comprare meglio, per contribuire a rianimare le vie dello shopping e dare un po’ di ossigeno ad artigiani, commercianti, micro e piccole imprese.

Nel momento in cui scriviamo, le regole per gestire l’emergenza continuano a cambiare di ora in ora. E questo già ci dice che sarà un Natale ben diverso da quello a cui eravamo abituati. La festa per antonomasia, scandita dai ricettari di famiglia e cristallizzata da consuetudini e ritualità, quest’anno sarà una festa fluida.

Ma il Covid-19 ci porterà a fare i conti anche con l’idea che il cambiamento non è necessariamente rinuncia. E che la necessità, al momento giusto, può tradursi in occasione di scoperta.

È il primo Natale senza abbracci, ma va preservato. Ed è ora di rimboccarci le maniche per trovare il modo di dare un senso a questa festa, per renderla indimenticabile. Sperando che resti irripetibile.

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